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Il tarlo parlante

febbraio 2006

Il signor Letteri

di Michele Medda

Da bambino io leggevo Lètteri, con l'accento sulla prima E. Per me "Lètteri"era "quello delle storie con El Morisco", ma soprattutto era "quello dellastoria col Diablero", una storia che mi aveva colpito moltissimo, e cheevitavo di leggere la notte prima di andare a letto.

Avevo paura di sognarmi il mostruoso Guaimas. Non immaginavo che anni dopo avrei scritto uno dei miei due Tex per quel signore che, imparai, si chiamava Lettèri, conl'accento sulla seconda E. Decio Canzio ritenne opportuno prepararmi psicologicamente al lavoro per Letteri, ben conoscendo la scarsa prolificità del sottoscritto. - Allora, Medda, guarda che Letteri fa una trentina di tavole al mese. -Rabbrividii. All'epoca (1993), trenta-quaranta tavole era più o meno tutta la mia produzione mensile per Nathan Never.

Lavorare anche per Tex avrebbe significato praticamente raddoppiare il lavoro.- Non c'è problema. - mentii spudoratamente, visualizzando lunghe nottate davanti al computer. Tanto per tenermi su, dalla redazione cominciarono ad arrivarmi voci inquietanti su Letteri.
a) Letteri è uno che non ama parlare al telefono con gli sceneggiatori. Fa il suo lavoro e basta.
b) Letteri è uno che non guarda nemmeno gli albi che ha disegnato. Dice che quando gli arrivano a casa li butta via senza nemmeno aprirli.
c) Letteri è uno che tiene le sue tavole dentro buste della spazzatura in un angolo del suo studio. E via dicendo.

Mi misi al lavoro, lo ammetto, con poca allegria, e per qualche contingenza fortunata (la primavera è la stagione degli amori dei disegnatori, che fanno la muta delle penne e lasciano il tavolo da disegno per volare in cerca di una compagna) lo staff di Nathan Never rallentò il lavoro, cosicché mi potei dedicare a Tex. Scoprii che Letteri non faceva trenta tavola al mese. Come minimo ne faceva trentadue, ma credo che qualche volta sia arrivato perfino a trentacinque.

In ogni modo, riuscii a stargli dietro. Ovviamente mi guardavo bene dal telefonargli. Il fatto è che una sera mi telefonò lui, scatenando in me sintomi fantozziani (salivazione azzerata - mani: due spugne – tragica perlinatura sulla fronte), appena attenuati dal fatto che lui mi dava ossequiosamente del "lei"!

Il pretesto della telefonata era un dubbio su una tavola, una sciocchezza che nemmeno ricordo. Ma Letteri mi stupì dicendo che la sceneggiatura gli piaceva molto, e la stava disegnando volentieri. Non potei fare a meno di chiedermi se mentisse per diplomazia. Però niente, nelle sue tavole, lasciava pensarlo :erano nitide e precise come sempre. Non una sola espressione sbagliata, non un solo gesto fuori posto, e sempre quel tratto essenziale e gradevole che costituiva il marchio di fabbrica di Letteri.
Non ricordo come, a un certo punto nella conversazione venne fuori la mia età: trent'anni. E a questo punto lui si sciolse un po'. Era del 26, lui, proprio come mio padre. Avrei potuto essere suo figlio. "Alla sua età – mi disse - Io ero in Argentina, lo sa?" Mi raccontò brevemente del suo passato di musicista, e chiacchierammo cordialmente del più e del meno.

Passarono anni prima che potessimo conoscerci di persona. Fu all'Expocartoon di Roma, nel 1997, e Letteri era esattamente come me lo ero immaginato, confermandola mia teoria che dal disegno si capisce molto della persona: era un signore dall'aspetto sobrio e dai modi pacati. Ovviamente, gli chiesi un autografo con la dedica. Fu la prima e l'ultima volta che ci incontrammo, purtroppo.

Gli impegni su Nathan Never non mi consentirono di proseguire la collaborazione a Tex. E mi dispiace doppiamente perché, come mi disse poi Decio Canzio, Letteri sarebbe stato contentissimo di disegnare un'altra mia sceneggiatura, e io lo sarei stato altrettanto di scriverla per lui. Questo succedeva più di dieci anni fa, che per me equivalgono a un'altra epoca e un'altra galassia.
Tra i bei ricordi di allora ci sono anche due sceneggiature per Tex. Me ne vanto ancora con gli amici, dicendo che "una me l'aveva disegnata Letteri, quello di El Morisco e del Diablero."



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