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Il tarlo parlante

gennaio 2005

Vorrei, ma non posso

di Daniele *tarlo* Tarlazzi

Ho recentemente assistito a discussioni sulle "politiche aziendali" e nello stesso periodo, ho seguito alcuni scambi di messaggi "email" su Ayaaaak Mailing List, riguardanti le recenti decisioni prese dalla Sergio Bonelli Editore, nei confronti di alcune testate.
Ho visto la passione prendere il sopravvento ed accendersi e, per tutto il perdurare delle accese discussioni, mi sono più volte posto un quesito:
Sarei un buon editore?
La risposta è no.
Ho l'assoluta certezza che, come editore (così come discografico o produttore teatrale, altri sogni nel cassetto e che mai realizzerò) sarei un vero fallimento.
Non saprei come reagire ad un aumento dei costi delle materie prime, non saprei come comportarmi nei confronti di un mercato esigente e volubile, non saprei contenere i costi di gestione, non saprei dire no alle proposte di collaborazione di amici pieni di talento ma che chiedono lauti compensi.
La passione non mi consentirebbe di passare sopra a certi compromessi e a certe scelte strategiche e il fallimento sarebbe quindi alle porte.
Come potrei gestire una "grande" azienda lasciando fare al cuore e non alla razionalità?
Lo stesso accade a casa mia, dove la gestione del bilancio di famiglia e dominata dalle passioni e non dalla ragione (per questo motivo non risparmio un euro).
Nonostante questo la passione mi impedisce di fare grossi "tagli al bilancio" ed è forse proprio per questo che mi conviene continuare a fare l'appassionato; meglio non dedicarsi allo studio di attività alternative, di nuove professioni; non saprei dominare i sentimenti.
Meglio non rischiare, meglio lasciare che siano altri a rischiare per me rinunciando ai miei sogni?
Forse si, meglio rinunciare e non realizzare ciò che avevo progettato; in fondo se lo fa qualcun altro al mio posto, io potrò ancora sognare, vivere avventure virtuali, gioire di emozioni leggendo un romanzo, una storia, visionando immagini, ascoltando musica e così via.
In fondo questo mi permette di sognare con una spesa relativamente modica e senza troppi rischi.
Ma c'è un rischio in agguato Oggi occorre seguire le volontà di un mercato ormai saturo da "tutto", siamo nel tempo dei "media" e i "media" ci costringono a rinunciare ad una parte dei nostri sogni, perché ciò che noi desideriamo vedere e fare, non è quel che vuole il mercato e le "masse".
Oggi sarebbe impensabile intraprendere un'attività editoriale a carattere familiare; quelli che un tempo potevano essere considerarsi "tempi eroici" sono forse ormai finiti per sempre.
Forse, per questo motivo, un giorno non lontano, sarò costretto a rinunciare totalmente alle mie passioni e alla mia voglia di novità, perché non ci sarà più nessun editore che si assumerà i rischi di editare o ristampare avventure a fumetti.
Forse mi lascio prendere dall'onda, perdendo forza e vigore…sto diventando un rinunciatario, un codardo, mi lascio trascinare dall'idiozia del "grande reality show" chiamato vita!
Ma è davvero questo che voglio? Voglio davvero lasciar spegnere le mie illusioni e i miei sogni?
Forse non sarò mai editore, produttore o ciò che avrei voluto essere nella mia vita; mancano i fondi e non posso permettermi di investire soldi mai visti e che nemmeno vedrò mai in tutta la mia vita. Ma una cosa non devo permettermi: non devo smettere di sognare, non devo spegnere la mia passione per colpa delle "regole dettate da chi decide cosa noi vogliamo avere ed essere" e da una crisi economica che non ci permette di investire sui sogni.
Continuerò quindi ad immaginare e sognare di diventare il "nuovo" Sergio Bonelli, continuerò a sognare di scoprire talenti e lanciare nel mercato nuove forme di comunicazione a fumetti e soprattutto continuerò a leggere e ad alimentare quella passione che questo editore è riuscito a trasmettermi grazie alle sue pubblicazioni.

Daniele "tarlo" Tarlazzi





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