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Il tarlo parlante

marzo 2004

Profitti e perdite

di Ade Capone

Credi davvero che viviamo in una democrazia, Buddy?
(Gordon Gekko in "Wall Street")



Accetto volentieri l'invito dell'amico Tarlazzi a scrivere un breve pezzo per questa sezione del sito, approfittando della libertà che Daniele mi lascia nella scelta dei contenuti. E innanzitutto ringrazio tutti coloro che hanno votato Lazarus come meglior bonellide del 2003, promettendo che cercherò di ripagarli con il sempre massimo impegno nella realizzazione delle storie.

Anche da questa ML (come da quella di LL) mi sono arrivate, privatamente, diverse email che mi chiedono di commentare l'esclusione del mio albo da I Classici del fumetto di Repubblica. Come ho scritto in Ledders, il punto non è tanto Lazarus Ledd quanto la Star Comics in generale. La Star, infatti, è l'unica grossa casa editrice che non è stata inclusa nella collana, nonostante abbia segnato in positivo la storia del fumetto in Italia dal 1987 a oggi. Inoltre, io preferisco chiamare la collana I Classici del fumetto secondo Panini Comics, che cura editorialmente la serie. E dicendo ciò avrei già risposto e commentato a sufficienza la cosa. Ma il discorso merita ugualmente un approfondimento.

Viviamo in un mercato in crisi, fragilissimo, eppure saturo di albi -o volumi- spesso troppo costosi, testate a volte sottratte o negate alla concorrenza e poi (ri)editate con un minor numero di pagine e a prezzo maggiorato. Purtroppo, i lettori hanno un limite di spesa, sempre più ridotto dalla stagnante situazione economica generale. E un limite -definito dal rapporto tra entrate e uscite, tra profitti e perdite- lo hanno gli editori puri come la Star, l'Eura, la Magic Press, la stessa Bonelli, tutta gente che ha come business centrale il fumetto, finanziato di tasca propria.

Diverso il discorso per chi è finanziato da un azionista di controllo per il quale i fumetti non sono certo la divisione primaria, in termini di cifre, e per il quale eventuali perdite in tale settore confluiscono in un più ampio bilancio.

In questo scenario non c'è purtroppo da stupirsi se anche un'operazione come I Classici finisce col diventare una mera operazione commerciale, assecondando precise strategie di marketing ben poco democratiche (nel senso che non tutti gli editori sono trattati alla stessa maniera), rese lampanti dalla sintonia tra certi volumetti ed eventi di altro tipo.

Potete tranquillamente scommettere, dunque, che un'eventuale seconda serie di Classici conterrà anche il volumetto di Ken il guerriero (ora che non è più Star Comics ma Panini) e quello de Il Punitore, se potrà esserci concomitanza con l'uscita del film. Eccetera.

Peccato, perché il mondo del fumetto ha un dannato bisogno di qualcosa che gli dia visibilità in modo obiettivo. Portare acqua al proprio mulino è comprensibile, ma sarebbe bene ricordare che nei momenti di crisi bisogna lavorare anche e soprattutto per il mercato, se si vuole che un domani ci sia ancora, un mercato.

Se invece si vuole innanzitutto il crollo dei concorrenti, allora è un altro discorso. Che può aver voglia di fare solo chi non è mai stato capace di far nascere nulla che fosse nel contempo produzione diretta e di successo.

Ma, credetemi, è un discorso destinato al fallimento perché il pubblico -che per gli editori puri è sovrano- sa ragionare con la propria testa. E non è stupido.

ADE CAPONE
26 marzo 2004



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