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Il tarlo parlante

ottobre 2003

Crisi, Crisi e Crisi

di Daniele *tarlo* Tarlazzi

Proporre fumetti in volume... il progetto del quotidiano "la Repubblica" offre ai lettori la possibilità di scoprire o di riscoprire, a un prezzo abbordabile, i "cosiddetti" classici.
Non ho nessuna intenzione di inserirmi nelle polemiche lette su vari gruppi di discussioni; non spetta a me giudicare quale fumetto possa o non possa essere considerato un "classico", ma sicuramente quella del quotidiano è una lodevole iniziativa.
Lodevole iniziativa che però non sembra portare nuovi interessi verso questo tipo di "media", il mercato continua imperterrito la sua corsa verso il basso, anche le testate storiche perdono lettori.
Ci si interroga sui perché di questa crisi che ormai sembra irreversibile; siamo tutti pronti – editori, autori e appassionati – a dare la colpa ai videogame, alla televisione che sicuramente offre uno spettacolo di immagine in movimento che impegna meno la mente del lettore, al fatto che l'immagine in movimento offerta da certi media sia gratuita e che con il "caro Euro" siamo tutti costretti a fare delle rinunce e che il primo mercato a risentirne è quello della narrativa disegnata e dell'editoria.

Potrebbe essere così, ma anche altre potrebbero essere le responsabilità.
Partiamo innanzitutto da un mercato saturo di materiale cartaceo: nelle edicole sono ben visibili "borse" contenenti settimanali, occhiali da sole con in omaggio un quindicinale, collant venduti in abbinamento a mensili e così via...
gadget che in realtà nascondono, spesso e volentieri, il nulla del "contenuto intellettuale" di certe riviste, ma che attirano indubbiamente una buona parte di pubblico.

Va detto inoltre che la distribuzione (soprattutto quella locale) è spesso un grosso problema: alcuni editori si trovano spesso e volentieri a veder mal distribuito, o non distribuito affatto, il proprio prodotto.
I punti vendita sono inadeguati, ridotti rispetto alla mole del materiale pubblicato.
Inoltre alcuni rivenditori spesso non sanno nemmeno cosa stanno vendendo o cosa hanno in "magazzino", cosa inammissibile nell'era dell'informatica dove tutto è registrato o registrabile e ogni prodotto è contrassegnato da un codice a barre.

E così, dopo ogni fiera o dopo una chiacchiarata con editori, autori e appassionati, si ritorna a casa con "la bocca amara".
Il mercato è in crisi, il fumetto è destinato a diventare un prodotto destinato a pochi, i costi per gli appassionati sono destinati ad aumentare terribilmente.

Certo, sarà anche così, ma mi rifiuto di accettare questa trasformazione senza lottare.
Occorre trovare soluzioni e tornare a invogliare i lettori offrendo nuove proposte, studiando nuovi metodi per promuovere e/o rinnovare i prodotti gia esistenti, adeguandoli ai nuovi ed esigenti gusti del pubblico.
Ma di tutto questo abbiamo gia parlato e discusso quasi un anno fa... nulla però è cambiato, ma la cosa grave è che nulla si è mosso, anzi no, mi correggo, qualcosa si è visto: gli aumenti del prezzo di copertina.

Un noto regista italiano in un suo film diceva: "Continuiamo così, facciamoci del male..."
Questo sembra il motto attuale di chi si occupa attualmente di editoria: continuiamo così, facciamoci del male, tanto nulla cambierà...

Certo, nulla cambierà se non si è disposti a lottare per invertire le tendenze. E questo (essendo io un tarlo) sinceramente mi rode parecchio.
Ritroviamo la grinta degli anni sessanta, ritroviamo la voglia di produrre e di rischiare; il fumetto popolare e il mercato dell'editoria non sono morti, sono solo addormentati e stanchi, occorre studiare il modo di rinnovare l'interesse del lettore. che ormai è stanco delle solite cose.



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