Come si fa a scrivere un ottimo romanzo autobiografico?
La ricetta è di quelle che segano le gambe: bisogna mettere insieme una vita interessante da raccontare e una scrittura che si faccia ricordare. Altrimenti, si finisce per parlare del proprio ombelico per centinaia di pagine. E gli ombelichi di solito non sono molto interessanti.

Nel suo
Non è successo niente (Mondadori), Tiziano Sclavi guarda il suo ombelico con talmente tanto interesse che si fa in tre, per mostrarcelo dal maggior numero possibile di angolazioni. Ma, per nostra fortuna, l'ombelico di Sclavi è un universo meraviglioso e sfaccettato, che contiene talmente tante storie ed emozioni da fare male.
Sclavi si scinde in tre personaggi, ognuno dei quali corrisponde a un periodo della sua vita, a un aspetto della sua vita professionale. Il romanziere, il fumettista, l'alcolizzato, il depresso, l'uomo alla ricerca di una specie di equilibrio assieme alla donna che ama. Una vera e propria autobiografia, sorprendente per un autore così restio a raccontarsi, a mettersi in mostra (basta pensare al fatto che per anni l'unica immagine che si aveva di lui era la caricatura fattagli da
Alfredo Castelli), in cui non viene risparmiato nulla della travagliata esistenza di Tiziano Sclavi, tra
depressione,
alcool,
crisi creative e
tentativi di suicidio. Ma se la discesa all'inferno è raccontata con dovizia di particolari, allo stesso modo lo sono anche le risalite e le battaglie campali con il mondo per ritagliarsi uno spazio in cui convivere con le proprie ansie, i propri problemi.
Un libro dannatamente onesto, sia quando è disperato e drammatico sia quando invece si lascia andare a momenti più leggeri e divertenti: esemplari in questo senso gli squarci sulla vita quotidiana di una
certa casa editrice di fumetti di Milano e gli esilaranti duetti con la donna delle pulizie e il suo italiano tutto personale. Sullo sfondo, c'è una specie di storia gialla, che attraversa tutto il testo senza mai diventare ingombrante, fino a un epilogo a sorpresa e incredibilmente dolce e sereno (se non vi scappa una lacrimina alla poesia finale, controllate di avere ancora un cuore, per favore).
Fino a qui, quello che racconta il libro.
Ma quello che rende
Non è successo niente uno dei migliori libri italiani degli ultimi anni è la lingua in cui è scritto. Che è l'italiano, beninteso, ma che italiano!
Come ben saprà chiunque abbia mai provato a scrivere qualcosa, rendere la lingua parlata sulla carta stampata in modo accettabile è un incubo. Non ci si può limitare a trascrivere qualcuno che parla, il risultato sarebbe pessimo. E se si eccede con la stilizzazione il risultato è freddo e innaturale.
Bene, Sclavi è riuscito a trovare una lingua che, specie nei dialoghi, è perfettamente credibile come
lingua scritta parlata, con tutti gli errori, ripetizioni, colloquialismi e via dicendo che si possono immaginare. I suoi personaggi sono dei vulcani di inventiva verbale (alcuni in particolare), delle macchine affabulatrici perfette, che non sbagliano un colpo neanche a pagarlo oro.
Tutto il talento di dialogista dell'autore di Broni, che già si intuiva dalle sue sceneggiature, qua
esplode come un vulcano, regalando personaggi talmente vividi che ogni tanto devi schivarti durante la lettura tanto saltano fuori dalla pagina.
Non è un caso che il libro sia stato, all'epoca della sua uscita, elogiato da grandi artigiani e giocolieri della parola come
Fruttero&Lucentini e
Stefano Bartezzaghi. La stessa casa editrice (cioè il colosso Mondadori!) credeva molto nel libro e ne stampò un numero di copie altissimo, convinta che il suo valore sarebbe stato riconosciuto dal pubblico, facendolo diventare rapidamente un best seller.
Ma purtroppo viviamo in un mondo crudele. Un mondo che tra
Betamax e
VHS ha scelto il secondo standard, il peggiore.
A quanto pare,
Non è successo niente ha venduto, tra prima edizione ed edizione economica circa
12.000 copie. Di per sé non è un risultato pessimo. La maggior parte dei libri in Italia vende molto meno. La media è sulle 1.000 copie. Poi ci sono i successi strepitosi da centinaia di migliaia di copie, ma sono eccezioni.
Sclavi però puntava molto su questo libro. Come
H.P. Boone, il protagonista di
Mefistofele (Speciale Dylan Dog numero 4), era convinto che gli avrebbe permesso di fare il grande salto, da autore di genere a autore e basta. Il relativo insuccesso della sua fatica lo ha gettato in uno stato di grande sconforto, bloccando completamente per anni ogni sua attività creativa. Solo di recente sembra essersi sbloccato: per il 2006 si preannuncia il suo ritorno sulle pagine di Dylan Dog, dalle quali manca da anni.
Intanto,
Non è successo niente si trova ormai a fatica: secondo il catalogo Mondadori è ancora disponibile, ma reperirlo in libreria è un'impresa. E lo stesso a cercarlo su Internet. L'unica è battere le bancarelle e i mercatini di libri usati.
Una sorte crudele e ingiusta per un libro che ha sofferto troppo dei demeriti di precedenti pubblicazioni di Sclavi e che è stato premiato troppo poco per i suoi, tanti, enormi, meriti.