Le storie come strumento di lotta. La leggenda che combatte contro la disinformazione e l'insabbiamento delle notizie.
L'esordio di una storia uscita dal collettivo Wu Ming nel panorama dei fumetti non poteva toccare argomenti più vicini di così al cuore delle preoccupazioni dei cinque scrittori bolognesi (quattro dei quali già autori, sotto il nome Luther Blissett, del bestseller Q): "La ballata del Corazza", che
Onofrio Catacchio ha tratto dall'omonimo racconto di
Wu Ming 2 (per
Alta Fedeltà/BD) è infatti una storia che sembra volere fare scontrare tra di loro la comunicazione asettica e precisa delle grandi organizzazioni economiche (qui finalizzate alla produzione di carne suina) e il potere delle leggende, dei "miti di lotta" che nascono nell'incertezza, nelle voci che passano di bocca in bocca, diventando a ogni passaggio sempre più specchio delle condizioni della società che le produce.
Detta così, sembra che ci troviamo davanti a un noiosissimo racconto "a tesi", nel quale si espongono in maniera didascalica le diverse posizioni, magari attraverso personaggi simbolici. Niente di tutto questo, per fortuna.
La storia imbastita da Wu Ming 2 ha un taglio paradossale e satirico, ed è vista attraverso gli occhi di un personaggio che si limita a descrivere che cosa accada a lui, operaio di una porcilaia hi-tech, all'espansione incontrollata del suo ambiente di lavoro, che finisce con l'inghiottire la sua casa, la sua vita, le sue relazioni, fino al momento in cui non decide che è il caso di fare qualcosa. Il Corazza che dà il titolo al racconto è uno dei lavoratori dell'allevamento che diventa una sorta di personaggio mitico dopo avere subito un incidente, di cui nessuno è testimone, sul lavoro. In breve, si diffondono voci di ogni tipo su di lui e su cosa gli sia successo.
Elvio Corazza diventa un simbolo, la personificazione di una comunità ammorbata dai miasmi della porcilaia, e la sua leggenda aumenta di pari passo con la scarsità di informazioni ufficiali. Nel suo nome si lotta per la liberazioni dei maiali, contro lo stabilimento. Non importa neanche chi sia veramente, o che cosa gli sia accaduto realmente: il Corazza "fantastico", collettivo, è molto più importante di quello reale.
Nel realizzare a fumetti una storia del genere, Catacchio lavora principalmente sullo stile di disegno, alternando parti rese con un tratto realistico e "morbido" ad altre che invece si rifanno più a modelli di fumetto grafico come "
Sin City" o "
Hellboy".
Il risultato è visivamente molto gradevole, specie per quanto riguarda le essenziali silhouette del funzionario della porcilaia e di Corazza (entrambi personaggi senza volto, il primo perché anonimo e spersonalizzato dalla sua appartenenza alla catena di comando, il secondo perché personaggio mitico), alle quali si contrappongono grassi maiali dall'aria malsana e malata, e operai sporchi, cieli impestati di puzzo suino e sfortunati gruppi di ambientalisti, tutti resi dettagliatamente e in maniera la più realistica possibile.
Per quanto riguarda le scelte di sceneggiatura, si rispetta in larga parte l'impianto originale del racconto, narrato in prima persona, con molte didascalie che rendono il monologo interiore del narratore, e poche sequenze di azione e dialogo. Sicuramente, i risultati migliori si ottengono, per quanto riguarda l'uso delle potenzialità fumettistiche, nelle pagine che rendono in immagini e testo le e-mail presenti nel testo originale, piccoli gioellini di tratto grafico e stilizzazione.
In generale, l'albo si legge molto bene, diverte, fa riflettere quanto basta e non fa male all'ambiente. In che senso? Ve lo spiego subito.
Prendete in mano il fumetto. Sfogliatelo. Toccate la carta. Notate niente di strano?
No?
Ok. Riciclata. Sul serio. È carta riciclata ed ecosostenibile, il che vuol dire che per fare questo libro non è stato abbattuto nemmeno un albero e che quello che vedete è bianco perché sbiancato senza cloro (come succedeva con la vecchia carta riciclata, che paradossalmente veniva prodotta con un processo inquinante).
Ripresi dalla sorpresa? Fatto il confronto con la carta normale?
"La ballata del Corazza", oltre a essere un buon fumetto con bei disegni e una storia interessante, è quindi un passo avanti su di una strada intelligente, lungo la quale sarebbe bene si incamminassero in molti: più carta riciclata si produce, più si abbassa il costo della stessa. Leggerete più sotto che Catacchio è particolarmente soddisfatto del risultato, quindi la speranza è che anche altri editori di fumetti seguano questa strada, che peraltro già sta
raccogliendo consensi nel mondo della narrativa (ovviamente
Wu Ming, ma anche
Brizzi,
Ammaniti,
De Carlo, la
Rowling, solo per citare i più in vista).
Nel frattempo, un augurio perché la ballata de "
La ballata del Corazza" si diffonda tra i lettori di fumetti, aiutata dalla licenza "copyleft" che la accompagna, che fa sì che chiunque possa diffondere e copiare le tavole del fumetto (a meno che non sia a scopo di lucro).
Del resto, le storie sono di tutti, no?
INTERVISTA A ONOFRIO CATACCHIO
A volte sai, la gente è strana. Per esempio può andare alla presentazione di un libro e volerlo comprare, ipotesi che la libreria Feltrinelli di Bologna non ha contemplato nel caso de "
La ballata del Corazza". Si è così assistito alla scena del presentatore dell'incontro (
Sergio Rossi, della rivista Fumo di China) che prima di iniziare estrae dalla borsa una copia del fumetto(l'unica presente in tutta la libreria, eccezion fatta per quelle di chi si è portato la sua da casa per farsela firmare), decisamente inedita in una situazione del genere. Se si considera anche che
Wu Ming 2 ha dato forfait all'ultimo minuto, si può pensare a un evento minore e sottotono. E invece…
Alle domande di
Rossi,
Catacchio risponde sempre in maniera esauriente e spigliata, facendo passare al pubblico (non vasto per la verità, con alcune defezioni alla notizia che
WM2 non sarebbe stato presente) un'ora divertente e facendo un'ottima promozione al proprio lavoro, che non lascia da parte anche alcune considerazioni sul mercato italiano e su quello francese.
Per quanto potesse essere interessante riportare qui i miei appunti di quanto detto in quella sede, abbiamo ritenuto più giusto lasciare che fossero direttamente gli stessi autori del volume a parlare del loro lavoro. Così, qualche giorno (e dopo avere letto finalmente il fumetto) dopo abbiamo contattato per e-mail i disponibilissimi
Catacchio e
Wu Ming 2, che hanno risposto ad alcune domande per Ayaaaak.net.
Come sei venuto in contatto con Wu Ming 2 e con il racconto "La ballata del Corazza"? A Bologna raccontavi di una singolare convergenza tra storie "suine"…
Sul finire del 2003 avevo pensato di realizzare una versione "bootleg", pirata, della "Fattoria degli Animali" di Orwell come a volte capita la cosa è rimasta confinata nel limbo in attesa di realizzazione. Qualche mese dopo mi ha chiamato Marco Schiavone di Alta Fedeltà per propormi di realizzare "Corazza". Dopo aver scaricato e letto dal sito dei Wu Ming la "ballata" ho capito che ero predestinato a disegnare maiali e così, con buona pace di Orwell, ho accettato la proposta di Alta Fedeltà.
L'adattamento della storia, di cui ti sei occupato tu stesso, non deve essere stato particolarmente semplice, visto che il racconto originale predilige lunghe descrizioni raccontate in prima persona da uno degli operai della porcilaia. Tuttavia, mi sembra che sia proprio nelle parti più ostiche da rendere in fumetto, come le e-mail tra i responsabili dell'allevamento, che hai raggiunto i risultati migliori dal punto di vista del linguaggio fumettistico. E' una prova che siamo abituati a considerare
in maniera limitata questo mezzo d'espressione, dimenticandoci spesso delle possibilità infinite che offre?
L'hai detto. Col fumetto puoi fare tutto: sintetizzare in una immagine decine di pagine di descrizioni o conferire spessore ed espressione a comprimari che dialogano in un bar.
Per Corazza ho individuato due possibilità di adattamento. Utilizzarne i contenuti: i maiali, il lager per suini, i personaggi, rimontando tutto in una normale storia a fumetti. Oppure attenermi al racconto, non solo in termini letterali, ma anche strutturali. Con Giovanni (Cattabriga aka Wu Ming 2) abbiamo scelto la seconda opzione.
La difficoltà principale è stata rendere per immagini tutti i linguaggi che avvicendandosi costituiscono il flusso narrativo della storia e ne scandiscono il ritmo.
Alcune sequenze si basano sulle e-mail che De Biase, dirigente del "maialificio", invia alla direzione della Fattore Riunite, veri e propri rapporti redatti in algido linguaggio burocratico la cui resa in termini visuali era zero. Con Wu Ming avevamo pensato di trasformarle in dialoghi telefonici ma in questo modo rischiavamo di perdere il "tono" di De Biase. Alla fine ho risolto con le schermate delle mail e l'utilizzo delle silouette per De Biase, un anonimo funzionario, che tanto valeva lasciare senza volto. Stessa soluzione per Elvio Corazza, il contraltare di De Biase nella vicenda. Per contrasto su porci, porcilaia e comprimari ho lavorato con un segno esasperatamente "realistico" nel tentativo di evocare in mancanza di odorama il puzzo ammorbante che pervade il racconto.
Le parti più grafiche di alcune tavole non possono non fare pensare a Miller. Si tratta di un'astuta mossa commerciale in vista dell'uscita del film di Sin City? ;-)
Già, quei furbacchioni di
Rodriguez e
Miller, mi hanno chiamato per farsi dare una mano per la promozione del film. L'uso dei neri e le silhouette presenti in alcune sequenze del Corazza sono in realtà metapubblicità occulta alla imminente versione cinematografica di
Sin City.;-)
Alla presentazione a Bologna hai tracciato un paragone interessante tra il pubblico - e il mercato - italiano, e quello francese, che suonava un po' anche come una specie di critica nei confronti della stessa casa editrice con la quale collabori (cioé la Bonelli), che non sarebbe in grado di "educare" i suoi lettori ad altre forme di fumetto rispetto alla serialità infinità e all'avventura. Confermi? O credi in qualche modo che le nuove iniziative che sono state annunciate, come i romanzi a fumetti, possano in qualche modo contribuire a un'evoluzione di questo concetto?
Io credo che esista un'allucinazione collettiva chiamata
Grande Pubblico e che una quota sempre più esigua, ahinoi, di questo G.P. legga fumetti. Potenzialmente, nella dieta mediatico/cultural/dopolavoristica del G.P. la porzione dedicata ai fumetti potrebbe aumentare se questi non risultassero provinciali (tutti i nomi in inglese), infantili (muscoli, calzamaglie, poteri) e anacronistici (il bene, il male, l'eroe, il cattivo); in sostanza, indigesti. L'elenco di luoghi comuni che ho appena stilato (che nonostante tutto considero molle narrative imprescindibili, possenti archetipi da reinventare in continuazione) è ciò che devi inserire nel tuo lavoro per tenere agganciata la fettina di pubblico ancora dedita alla lettura dei fumetti. Insomma: chiunque operi nel campo mira al Grande Pubblico ma deve fare i conti, con le aspettative, che giustamente non può deludere, del lettore tradizionale. Uno scacco che immobilizza tutti gli addetti ai lavori.
Non ho una conoscenza molto approfondita di ciò che succede in Francia, da quello che ho potuto capire pubblico e editori sono molto più aperti e disponibili alle proposte degli autori. Le serie presenti in libreria sono molteplici e variegate, vanno avanti fino a quando il propellente creativo brucia a contatto col gusto del pubblico e smettono quando tutto finisce in una nube di fuoco e di gloria o bruciate dall'oblio. In più, c'è una cura e un'attenzione verso il fumetto che in Italia nemmeno ci sogniamo. La nostra tradizione è diversa, da noi il fumetto è diffuso prevalentemente in edicola e, laddove i francesi cercano continuamente la novità, noi puntiamo principalmente sulla reiterazione caratteristica del prodotto seriale. Sono approcci diversi, l'uno non è meglio dell'altro. Ciclicamente si avvicendano. C'è un tempo per sfruttare le idee e uno per farne gemmare di nuove.
Non credo al ruolo educativo dell'editore. Il lettore non te lo scegli, si avvicina al tuo lavoro per i più svariati motivi. Soggetto a molteplici stimoli, per gli stessi svariati motivi può allontanarsi.
Per quanto riguarda
Bonelli, continua a muoversi, com'è fisiologico, cercando di innovare una tradizione editoriale ormai "storica" e istituzionale. Immagino che ciò possa pesare sulla messa a punto creativa di collane, personaggi e testate, tuttavia è innegabile che Bonelli rappresenti l'unica realtà editoriale che possiede la stazza sufficiente per conferire peso e visibilità a certe iniziative. Aspettiamo i romanzi e vedremo ...
"La ballata del Corazza" esce su carta riciclata. Il risultato è talmente buono che sulle prime non ce ne si accorge nemmeno. Credi che possa convincere altri editori di fumetti a tentare la stessa strada? O che la stessa BD la utilizzerà di nuovo?
In effetti la resa della carta riciclata (ecosostenibile e sbiancata senza cloro) della campagna "
Scrittori amici delle Foreste" di Greenpeace è soddisfacente. Ho visto un antologia a fumetti francese che era stampata addirittura a colori e non faceva rimpiangere per niente un normale cartonato. In teoria è solo un problema di approvvigionamento cartaceo degli stampatori, in questi casi credo che pesi parecchio la pigrizia degli addetti ai lavori. Per quanto mi riguarda ho chiesto che la prossima edizione di
Coliandro [il volume contenenti le storie dell'omonimo personaggio creato da
Carlo Lucarelli, ndr] venga stampata sulla stessa carta di Corazza. Come disegnatore di fumetti ho parecchia cellulosa sulla coscienza, è il mio modo per guadagnarmi una piastrella di Paradiso.
Riprodurre disegni è un po' più complicato che stampare un libro. Io mi aspetto che gli scrittori che hanno firmato l'appello di Greenpeace tengano fede all'impegno sottoscritto, poi magari una mossa se la danno pure i fumettari...
Come tutti i prodotti del collettivo Wu Ming, "La ballata del Corazza" è copyleft. Questo vuol dire che chiunque può riprodurre e diffondere i contenuti del libro, purché non lo faccia a scopo di lucro (per intenderci: se lo fotocopi per un amico non paghi nulla. Se Salvatores ci vuole fare un
film, paga). Ti preoccupa questa cosa, o pensi che possa contribuire in qualche modo alla diffusione del libro?
Se le fotocopie le regalano no problem, un tempo i fumetti si prestavano agli amici e in qualche modo funzionava come diffusione. Qualsiasi altro utilizzo a scopo di lucro paga. Corazza comunque è copyleft anche nella versione a fumetti.
Nel corso degli anni hai realizzato opere da autore completo (Stella Rossa), da sceneggiatore (Progenie d'Inferno, con i disegni di Accardi) e da disegnatore. In quale di queste situazioni ti trovi più a tuo agio?
In tutte. Ognuna ha il suo fascino e i suoi abissi di disperazione. L'ideale è saltare da un ruolo all'altro, cercando di riuscire convincente più o meno in tutti. Se proprio devo, in cima alla classifica ci metterei sceneggiatore, ma forse solo perchè su quel fronte sono meno usurato...
Sul tuo sito si legge che prima di accettare la proposta di collaborazione della Bonelli hai dovuto vincere un certo timore. Era la paura di passare da situazioni di fumetto più o meno indipendente a quello che è un colosso dotato di certe regole da rispettare? In altre parole, avevi paura di dovere sacrificare un po' della tua indipendenza di autore, lavorando su personaggi e mondi altrui?
No, non sono beau geste.
Sergio Bonelli mi ha proposto di collaborare a
Nathan Never quando la serie della banda dei sardi era ancora in gestazione. Io a quell'epoca avevo disegnato sì e no 50 tavole di
Stella Rossa e, sebbene lusingato, decisi di passare la mano nel timore di deludere le aspettative. Diciamo che ho rimandato di qualche anno e di qualche tavola l'arruolamento.
Per quanto riguarda il discorso dell'indipendenza io ho imparato a valutarla da ciò che uno scrive e disegna e non da chi lo ha messo sotto contratto. E poi ho conosciuto indipendenti sedicenti tali, che volevano imporre regole più ferree del colosso Bonelliano per agganciare un condominio di lettori...
Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri? Parlavi (alla presentazione del Corazza) di qualcosa legato alla genetica, nonché di un Nathan Never che stai completando...
Sto lavorando a una storia che parla dell'ibridazione, o meglio della "chimerizzazione" genetica uomo-animale. Sembra fantascienza e invece è ambientata in Italia ai giorni nostri, è ha una protagonista femminile. E' un progetto al quale tengo molto, che affronterò solo da sceneggiatore e sul quale, per scaramanzia editoriale, non mi dilungo oltre.
La storia di Nathan si intitola provvisoriamente "
La metà oscura" è scritta da
Stefano Piani e dovrebbe approdare in edicola in autunno. Sto finendo in questi giorni di disegnarla e risente molto del "realismo" profuso in Corazza (dei maiali non si butta via niente), anche in questo caso, come al solito, staremo a vedere cosa succede...
INTERVISTA A WU MING 2
"La ballata del Corazza" è il primo fumetto pubblicato che abbia direttamente a che fare con le vostre storie, se non sbaglio. Sei soddisfatto di come è stato realizzato?
Sì, è la nostra prima volta. Ci è piaciuto, e pare proprio che continueremo.
Il tuo racconto è in qualche modo figlio degli stessi interessi e delle stesse tematiche che ti hanno portato a scrivere il romanzo "Guerra agli umani", ma se nel romanzo la soluzione ai problemi ambientali che vengono esposti non viene data, almeno non esplicitamente, qui sembra che una soluzione venga suggerita. Come mai questi diverse risoluzioni del tema?
Romanzo e fumetto sono più o meno cugini, è vero. Oltre alle tematiche ambientali, c'è la riflessione sulla possibilità di 'uscire dal sistema' e sulle strategie alternative: sabotaggio, diserzione, 'politica'...In realtà, credo che
GaU metta sul piatto svariate soluzioni possibili: il finale aperto, quasi spalancato, non deve trarre in inganno. Il punto di partenza sono le scelte individuali, la necessità di cambiare 'stile di vita'. Paradossalmente, è solo questa necessità 'privata' che può aprire una dimensione pubblica, far incontrare davvero le persone, le traiettorie di ciascuno. Il punto di fuga è un agire collettivo, un network dei desideri, che sappia lottare anche senza Terre Promesse ("
dentro e fuori è solo un modo di dire") e Palazzi d'Inverno da conquistare ("
nessun luogo vale un assedio").
Poi
GaU è soprattutto una crime novel, non un 'romanzo a tesi', e "
La Ballata del Corazza" un fumetto di supereroi.
Elvio Corazza è una sorta di incarnazione del folk hero senza volto, come era in un certo senso Luther Blissett? Del resto le varie ipotesi su quello che gli è successo ricalcano un po' quello che succede all'intera comunità: perdita di parti di sé, pulsioni animaliste, contaminazione con sostanze suine, e via dicendo.
Il riferimento a
Blissett c'è di sicuro. In più, c'è un omaggio alla forza delle storie, al valore strategico dei miti di lotta: si possono insabbiare notizie, distorcere informazioni, disseminare calunnie. Ma contro una leggenda, c'è ben poco da fare. Ecco perché non bisogna stancarsi di raccontare.
L'idea che le dicerie su Elvio richiamino la situazione di tutto il paese mi pare molto azzeccata: non ci avevo pensato, ma i miti di lotta funzionano proprio così.
Il racconto dal quale è tratto questo libro è pubblicato come racconto "open source". Puoi spiegare più esattamente qual è il senso di questa definizione?
Ho scritto una
prima versione di questo racconto, l'ho messa on-line sul nostro
sito, ho chiesto a chiunque lo volesse di inviare modifiche, versioni alternative, inserimenti e sottrazioni. Via via che arrivavano, cercavo di tenerne conto, di utilizzarle come guide per il debug. In questo modo, ho prodotto tre versioni successive del testo. Il fumetto è ispirato alla
seconda.
In un esperimento successivo, "Il sorriso del presidente" su Virgilio.it, ho capito che bisognava coinvolgere le persone anche nella fase di riscrittura e ho proposto che le diverse modifiche venissero discusse in un forum pubblico. Questo per dire che la riflessione sulla narrativa 'opensource' è ancora molto open. Lo stato dell'arte sono i progetti del collettivo Kai Zen (
www.kaizenlab.com e
www.romanzototale.it) [
su quest'ultimo sito trovate le informazioni per partecipare al Romano Totale 2005, un interessante western ambientato nell'Alto Adige di metà Ottocento! ndr]
Da qualche tempo a questa parte, si moltiplicano in libreria i fumetti tratti da opere di autori italiani, per lo più "giovani", o comunque appartenenti a una scena che ha iniziato a ricevere un certo successo da una decina d'anni a questa parte: Lucarelli, Evangelisti, Ammaniti, Carlotto, in futuro Brizzi, tu stesso. Da cosa credi che dipende questa tendenza?
Per fare fumetti serve azione, dialogo, intreccio. Negli ultimi dieci anni sono emersi autori che amano raccontare storie con questi ingredienti. I disegnatori se ne sono accorti, le case editrici anche e le cose hanno cominciato a girare.
"Guerra agli umani", il tuo romanzo solista, è stato il primo libro italiano stampato interamente su carta riciclata, e adesso arriva "La ballata del Corazza", che è probabilmente il primo fumetto a essere stampato su quella carta. Come ti senti a fare da apripista?
In verità: piccole case editrici che pubblicano su carta riciclata esistono già da diverso tempo e magari hanno pure pubblicato romanzi italiani. Diciamo che
GaU è il primo di cui si abbia notizia, così come
Q è il primo romanzo pubblicato con formula copyleft, e
New Thing il primo a rinunciare a qualsiasi introito derivante da un eventuale prestito bibliotecario a pagamento. Quanto al fumetto: credo che l'ultimo di Ammaniti uscito per Stile Libero
["Tutto fa un po' male", adattamento a fumetti di tre storie dello scrittore romano a opera di Daniele Brolli e Davide Fabbri, uscito lo scorso anno, ndr] sia arrivato prima del Corazza, anche se le edizioni BD sono state coraggiose perché nel settore più propriamente fumettaro, la carta riciclata non è vista così di buon occhio. In ogni caso, l'importante è la pista, non chi la apre.
Visto che il sito che ospita quest'intervista è dedicato ai fumetti Bonelli, è d'obbligo a questo punto chiederti quale sia il tuo rapporto da lettore con i personaggi di questa casa editrice (e con il fumetto in generale, ovviamente).
Sui personaggi di casa Bonelli, rimando allo scritto di Luther Blissett che citi più sotto: lo si dovrebbe trovare anche in rete, quasi certamente su
www.lutherblisset.net, l'immenso archivio di tutte le blissettate in giro per il mondo.
Mi piaceva
Mr. No, gli altri non mi hanno mai appassionato.
Più in generale, non sono un grande esperto, in materia. Adoro i grandi maestri come
Liberatore,
Scozzari,
Pazienza,
Magnus. Da piccolo compravo
Lupo Alberto tutti i mesi, fin dai tempi dell'edizione Corno. In cantina ho la collezione completa. Poi i supereroi Marvel,
Uomo Ragno e
F4 su tutti. Di recente ho scoperto
Bacchus, di
Eddie Campbell: disegno grezzo come pochi, ma che storie!
Sul vostro sito sono disponibili due racconti (Pantegane e sangue, con protagonista Topolino, e Canard à l'orange mécanique, dedicato invece ai Paperi) che mettono in luce i tratti più inquietanti dei personaggi Disney. Pensi che sarebbe possibile realizzare qualcosa di simile con quelli Bonelli? Del resto, un interessante articolo di qualche anno fa del Luther Blissett Project attaccava proprio la natura "buonista" e rassicurante di Dylan Dog, Nathan Never e compagnia bella...
Sì, è una buona idea: però prima vorrei la liberatoria da Bonelli, così stavolta pubblichiamo il fumetto.
In questi giorni è tornato in libreria, in una nuova edizione Einaudi, "Asce di guerra", il libro che avevate pubblicato assieme a Vitaliano Ravagli e che racconta la vicenda (vera) di un "vietcong romagnolo". Come mai questa nuova edizione?
Con l'editore originario di AdG ci siamo sfanculati già sei mesi dopo l'uscita. Il libro non è più stato ristampato. Molti lettori l'hanno scaricato dal nostro sito, ma la versione cartacea stava diventando introvabile. Einaudi è una casa editrice che fa catalogo: ripubblicare il romanzo con loro ne garantirà la presenza in libreria per gli anni a venire.
Per concludere: a che punto sono i lavori per il vostro nuovo libro collettivo? Da quello che dite, siete dietro a qualcosa di molto impegnativo e ambizioso, vero?
Vero. Per la prima volta da quando ho cominciato questo mestiere, mi capita di pensare al romanzo che sto scrivendo e di avere paura. Paura di non essere all'altezza. La storia è ambientata durante la Guerra d'Indipendenza delle Colonie d'America (1776). La storia è un pretesto per mettere le mani sul mito fondativo della nazione guida dell'Occidente: capire cos'è andato storto e quali potenzialità, invece, sono state sacrificate. La storia non ha alcun riferimento all'Italia: è scritta per una dimensione internazionale, per farsi leggere e apprezzare anche in Inghilterra, negli Stati Uniti. Quest'ultimo aspetto, impone un rigore nelle ricerche e nella ricostruzione che fa tremare i polsi. Se ne usciremo vivi, credo proprio sarà valsa la pena.