gennaio 2004
Arrivederci amore, ciao. 1. Storia di una canaglia
di Alessandro Vicenzi
Arrivederci amore, ciao - 1. Storia di una canaglia" è la prima parte (di due) dell'adattamento dell'omonimo romanzo di Massimo Carlotto, a opera di Luca Crovi (sceneggiatura - redattore della SBE), Andrea Mutti (disegni, ex Nathan Never) e Andrea Bussacchini (colori), che hanno presentato il volume alla libreria Feltrinelli di Bologna lo scorso 14 Gennaio.
Rispondendo alle domande di due giornalisti ospiti (che sembravano essere piuttosto a digiuno di fumetti), gli autori (assente giustificato Carlotto causa influenza), con Crovi in testa - che da buon conduttore radiofonico (Tutti i colori del giallo, Radiodue) è efficace e sintetico quanto basta -hanno sviscerato diversi aspetti del loro lavoro, sia quello legato alla produzione di quest'albo, che quello più generico di autori di nuvole parlanti. Per prima cosa, bisogna da dire che anche "Arrivederci amore, ciao" è stato pubblicato prima in Francia e poi in Italia, come già successo con Morgana e Oltremare, segno che l'interesse del mercato francese per gli autori italiani è piuttosto forte, per quanto pare che anche da noi il fumetto "da libreria" stia iniziando a crearsi uno spazio.
Del resto, il fatto di essere un adattamento letterario è un punto a favore di questo fumetto, in quanto gli permette di accedere anche a librerie non specializzate, tanto che la presentazione si è svolta nella Feltrinelli "centrale", e non alla Feltrinelli International, dove si trova la sezione fumetti.
Lo stesso Carlotto sembra essere piuttosto interessato al fumetto, comunque, se è vero che la prossima storia dell'Alligatore (protagonista ricorrente di molti dei suoi romanzi) uscirà unicamente come fumetto, con le matite di Igort: una scelta piuttosto coraggiosa, che speriamo dia dei risultati interessanti.
Crovi ha poi cercato di spiegare quali siano le fasi creative di un fumetto, dal soggetto alla sceneggiatura, fino a disegno, colorazione, lettering, ed è stato abilissimo a non scappare urlando alla domanda di Pier Damiano Ori "Ma in un fumetto devo guardare prima i disegni o le scritte?", ma anzi ha fornito una spiegazione piuttosto efficace, giustamente chiosata poi da Mutti che ha sottolineato come in Italia ci sia la pessima abitudine di considerare il fumetto un prodotto usa e getta, da leggere una volta (magari di fretta) e poi mettere, e suggerendo di provare a leggere più volte lo stesso fumetto, per cercare di coglierne al meglio tutti i dettagli e i particolari.
Dopo un breve accenno alla mancanza di una cultura autoriale in Italia, per cui il grande pubblico conosce e segue i personaggi ma non i loro autori, la presenza dell'acrobatico Andrea Pinketts, sopraggiunto nel frattempo con il ritardo che si addice a una star, ha spostato i termini del discorso su una riflessione sui rapporti tra il linguaggio dei fumetti e la generazione di scrittori alla quale lui appartiene, che si traduce spesso in una scrittura tendenzialmente visiva e più o meno essenziale. Tra l'altro è in libreria anche un volume che raccoglie gli adattamenti a fumetti di alcune storie di Pinketts (che in passato si è cimentato anche nella scrittura di una serie a fumetti che sarà presto ristampata), e che sembra piuttosto divertente: si è parlato di una storia in cui un bambino adesca un adulto, puro e candido, offrendogli caramelle.
Caratteristica inusuale per l'albo è il fatto che i colori sono stati fatti tutti senza alcun ausilio informatico, ma solo colori a olio direttamente sulla tavola, e questo dà ai disegno un certo tocco di realismo, e una cura pittorica, che è certamente un valore aggiunto.
Curiosità: il titolo è una frase di una canzone di Caterina Caselli, ma nell'edizione francese si chiama solo "Arriverci amore" (in italiano), perché la pronuncia di 'arrivederci' dopo 'amore' è troppo complicata per i francofoni. "Il prossimo lo chiamano 'nessuno mi può'?" ha chiesto a questo punto Pinketts, istrione e straripante come gli si addice.
Una presentazione piuttosto interessante in definitiva, che l'assenza di Carlotto ha reso molto più dedicato al fumetto di quanto probabilmente non dovesse essere in partenza.
Ma com'è questo volume?
Bello. La storia è un noir decisamente teso e spregiudicato. Colpisce la mancanza totale di qualsiasi scrupolo da parte del protagonista, il suo essere un bieco e freddo calcolatore, al quale ogni tanto i piani vanno in porto e ogni tanto falliscono. La sceneggiatura è piuttosto ben fatta: c'è un gran uso della didascalia, che è la voce narrante del protagonista, e l'interazione tra testi e disegni permette agli autori di condensare un discreto numero di informazioni in uno spazio piuttosto ristretto, e procedere elidendo tutto ciò che non è necessario alla storia. Del resto, vediamo tutto attraverso gli occhi di un personaggio come Giorgio Pellegrini, decisamente poco incline a perdere tempo con ciò che non è essenziale.
I disegni di Mutti sono decisamente di buona fattura, precisi e puliti, e si sposano benissimo con i colori di Bussacchini; solo in un paio di occasioni si nota una certa staticità, ma nel complesso si tratta di un lavoro molto ben fatto.
La storia si interrompe ovviamente "sul più bello", e la seconda parte si prospetta decisamente nerissima e piena di azione. Un buon fumetto, che speriamo possa attirare un po' di attenzione anche tra chi non è abituato a muoversi tra le tavole disegnate.
14euro, edizioni BD, formato "francese"
