maggio 2003
Martin Mystère
di Carlo Recagno
Buongiorno a tutti, come esordisce sempre il mio mentore Alfredo Castelli, del quale ormai vengo ormai considerato non del tutto a torto non più solo il braccio destro ma bensì un vero e proprio alter ego virtuale. Ivan Veri mi ha chiesto un articolo su "Generazioni", più che un'intervista, raccomandandomi di scrivere tutto il possibile e tutto l'impossibile su questo albo speciale, e io prontamente eseguo; resta inteso che, se poi vi annoierete, ovviamente la colpa sarà solo sua!
La prendo alla lontana incominciando con il dire che l'idea per l'albo mi frullava in capo già da alcuni anni. Inizialmente doveva avere come protagonisti solo Martin Mystère e il Martin robotico, e avrebbe raccontato due vicende parallele dei due protagonisti; dapprincipio le due storie sarebbero state apparentemente slegate l'una dall'altra, ma avrebbero poi fatto emergere piano piano sempre più punti di contatto tra loro, fino a culminare con un breve incontro tra i due Mystère, nel quale il Martin "originale" rimaneva però all'oscuro dell'identità dell'altro.
Per varie ragioni l'idea rimase a lungo nel cassetto, fino a che non pensai di riprenderla, aggiungendo il "terzo" Mystère, cioè il Docteur. Proposi il tutto a Castelli, e, siccome si avvicinava il ventennale della serie, aggiunsi che poteva funzionare come albo speciale celebrativo. Ad Alfredo la proposta piacque subito, e cominciai a lavorare subito al soggetto, chiedendo frequentemente il suo "input" creativo.
Stabilimmo subito che l'albo sarebbe stato un "one-shot" fuori collana, e che i suoi contenuti sarebbero stati il più possibile slegati dalla continuity della serie. Niente svolte per il personaggio, niente rivelazioni importanti sul suo passato, niente sviluppi significativi nei rapporti di Martin con Diana, o con Java, o con Sergej Orloff. Quegli elementi appartenevano di diritto alla serie regolare. L'albo del ventennale doveva essere invece una "vetrina" delle varie "incarnazioni" del Detective dell'Impossibile accumulate in vent'anni di onorata carriera.
Le tre anime di Martin Mystère, in un certo senso: l' avventuriero scanzonato (il Docteur), l'archeologo-antropologo (il nostro solito BVZM) e il "fantascientifico" (il robot). E mantenendo assoluta "par condicio" tra i tre. In fin dei conti la caratteristica principale del Buon Vecchio Zio Marty è sempre stata la sua incredibile duttilità, che gli ha permesso di toccare qualsiasi argomento, e di vivere avventure di generi molto diversi senza mai trovarsi fuori posto. "Generazioni" sarebbe stato composto quindi da tre racconti di diverso stile, disegnati da tre diversi disegnatori: Alessandrini, Filippucci e gli Esposito (in realtà quattro, visto che gli Esposito sono due fratelli); tre racconti autonomi ma legati tra loro, in modo da formare un'unica avventura. Fare incontrare tra loro i tre protagonisti era fuori discussione, per espresso divieto di Alfredo, che non desiderava una storia tipo "Il Flash di Terra-1 incontra il Flash di Terra-2" (anche se a me sarebbe piaciuto, dal momento che sono cresciuto leggendo e amando quel tipo di storie).
Una cosa l'avevo ben chiara sin dal principio: la vicenda avrebbe avuto a che fare in qualche modo con i viaggi nel tempo; e visto che i protagonisti non potevano incontrarsi, e quindi non potevano attraversare i secoli, era chiaro che qualche altro personaggio l'avrebbe fatto per loro, fornendo in tal modo i necessari collegamenti tra i tre racconti. Fu così che stabilimmo anche due sequenze di prologo ed epilogo che avrebbero "contenuto" il trittico, e che sarebbero state realizzate da un quarto disegnatore (Gino Vercelli).
I viaggi temporali erano già stati trattati nella serie, ma sempre in modo limitato: per la prima volta avremmo realizzato una storia di ampio respiro che sfruttasse il tema, e per questo mi ripromisi che avrei adoperato tutti i luoghi comuni che potevo di quel filone della fantascienza: paradossi, poliziotti temporali, personaggio che incontra se stesso, personaggio che incontra un proprio discendente, fino al personaggio concepito in un'epoca ma nato e vissuto in un'altra.
Senza dimenticare i diversi modi di trattare il tema del tempo: l'approccio scientifico (non potevo tirare in ballo la quantistica), quello romantico/letterario e quello mitologico/fantastico.
L'idea portante, in retrospettiva, sembra quasi ovvia: una storia "tripartita" tra passato, presente e futuro, e che aveva a che fare con i viaggi nel tempo, non poteva non far pensare al "Canto di Natale" di Charles Dickens, e con l'approvazione di Alfredo mi servii di quel racconto come il punto di partenza di tutta la vicenda. Il resto si sviluppò di conseguenza, piano piano.
Alcuni punti rimasero indefiniti fino all'ultimo momento disponibile (come al solito, insomma), ma la struttura era solida ancora prima di incominciare a scrivere (e del resto doveva essere così).
Scrissi un soggetto così dettagliato come non ne facevo da anni, e ne discussi con Castelli ogni punto.
Sceneggiai per primo il terzo capitolo, in quanto, dal punto di vista dell'antagonista della vicenda, avveniva in realtà per primo; era necessario per me avere bene chiaro in ogni dettaglio cosa succedeva nel 22º secolo prima di raccontare quanto sarebbe accaduto (o "era" accaduto) nelle epoche precedenti. Scrissi quindi la parte di Filippucci e poi quella di Vercelli.
Il capitolo centrale, quello "interpretato" dal BVZM, venne realizzato per ultimo, con il concetto che il Martin "originale" doveva avere una posizione privilegiata: soltanto lui, infatti, avrebbe conosciuto le vere origini dell'ebdecaedro, mentre i suoi antenati e discendenti ne sarebbero rimasti all'oscuro.
Com'è mia abitudine mi divertii a sparpagliare qua e là nell'albo vari "inside jokes" e riferimenti a Star Trek (e ad altro). Il divertimento è sempre il motivo per cui uno sceneggiatore (o un disegnatore) sceglie di inserire nelle sue storie riferimenti più o meno nascosti alle sue passioni personali; è un peccato veniale, purché non si perda di vista la
storia. Le citazioni infatti non devono assolutamente essere intrusive; devono essere niente di più che una strizzata d'occhi, e per nulla necessarie alla narrazione. Possono essere fatte ad alto livello (come fanno per esempio Alan Moore e Kevin O'Neill nella "League of Extraordinary Gentlemen"),oppure a livello un po' più basso (come è solito fare il sottoscritto), ma l'importante è che chi non le coglie non si perda nulla di importante per la lettura. Un po' come i "contenuti speciali" di un DVD: sono un "di più" per chi compera il disco, non un "di meno" per chi il film lo vede solo al cinema.
In questo senso posso dire che "Generazioni" è probabilmente l'albo più citazionista che abbia mai scritto, ma al tempo stesso è anche quello in cui i riferimenti hanno minor peso. Nel terzo capitolo, per esempio, ho messo personaggi basati su persone reali (principalmente Alberto Lisiero e Gabriella Cordone dello Star Trek Italian Club), ma avrei potuto mettere al loro posto personaggi qualsiasi, inventati di sana pianta, e avrebbero avuto esattamente la stessa funzione nella vicenda. Oppure avrei potuto tranquillamente fare indossare ai poliziotti temporali" delle uniformi di taglio diverso, che non fossero cioè ispirate a quelle di "The Next Generation", e non sarebbe cambiato nulla.
Il discorso sulle citazioni mi porta alla fine alla VERA ragione di questo articolo: Ivan, infatti, mi ha chiesto di fare un elenco dei riferimenti presenti in "Generazioni", e io, incautamente, ho accettato, non rendendomi subito conto della enormità del compito. Mi metto quindi di buon grado a spulciare pagina per pagina l'albo, con la speranza di non dover restare alzato tutta la notte, e andiamo a incominciare.
Copertina "Generazioni" riprende il titolo del settimo film di Star Trek, nel quale il capitano "storico", James T. Kirk, incontra il suo "erede", Jean-Luc Picard. Non poteva essere più appropriato per la "storia dei tre Mystère", come era colloquialmente nota in redazione. In ogni caso, Castelli aveva approntato anche delle alternative: "Avatar" (in quanto l'albo vedeva come protagonisti tre diverse incarnazioni "avatar", appunto di Martin Mystère) e "Mysteri" (come plurale di Mystère, essendocene più di uno). Alla fine il titolo è stato reso ufficiale, dopo un vero e proprio sondaggio d'opinione tenutosi in viale Buonarroti.
Pag. 7 Gli interni della stazione spaziale sono ispirati a quelli di "Deep Space Nine". Le uniformi del personale della base sono simili a quella dell'Ammiraglio Kirk in "Star Trek: The Motion Picture". Quelle dei "corpi speciali" (i poliziotti temporali) uniscono invece elementi di altri tipi di uniformi di ST (con l'aggiunta di un elmetto alla Robocop).
Pag. 8 La scena del "consiglio di sicurezza" include "camei" di vari alieni dell'universo bonelliano; a pag. 10 è riconoscibile un tecnodroide, che pronuncia una frase in caratteri Yavin, da "Guerre Stellari".
Pag. 11 La seconda striscia riprende quasi identica una vignetta di Claudio Villa di "Martin Mystère 9º", il primo "one-pager" di Martin Mystère (con il "delegato Dashana" al posto di MM 9º). Poiché il mysterioso "direttore" (il cui volto viene rivelato solo a pag. 237) è ispirato a quel personaggio, ho voluto inserire un omaggio a quel breve racconto.
Pag. 14 La prima vignetta contiene un riferimento a Nathan Never Gigante n. 1; mostra infatti il planetoide su cui era atterrato uno dei piloni della città spaziale degli Ultra Sapiens (vedere anche Nathan Never Nn. 46-47). Il termine "guerra fredda temporale" è preso da "Enterprise", la più recente delle serie televisive di Star Trek.
Pag. 16 I distintivi degli agenti dei "corpi speciali" sono ispirati alle spille-comunicatori di "Star Trek: The Next Generation". Il "delta" della Flotta Stellare è stato modificato in modo che somigliasse sia a una lettera "A" che a una "alfa" greca. L'intento era quello di suggerire che la mysteriosa organizzazione di polizia temporale (che non viene mai chiamata per nome) fosse la "Altrove" oppure la Agenzia Alfa del 26º secolo (oppure anche un ente che aveva raccolto l'eredità di entrambe). I due intrusi, più tardi identificati come mutaforma (come gli alieni di "Deep Space Nine") somigliano nell'aspetto agli alieni Sulibani di "Enterprise".
Pag. 24 La bellissima tavola di Rose che cade sulla Londra del 19º secolo (e che Filippucci ha disegnato magistralmente) è ispirata alla nota scena di John DiFool che cade all'interno della città pozzo ne L'Incal" di Jodorowsky e Moebius.
Pagg. 37/42 La breve riduzione del "Canto di Natale" di Charles Dickens riprende, nelle immagini, uno dei recenti adattamenti televisivi del racconto, trasmesso anche in Italia, con Patrick Stewart (cioè il capitano Jean-Luc Picard) nel ruolo di Ebenezer Scrooge. Vale la pena di aggiungere che, non riuscendo a trovare la cassetta, avevo fornito a Filippucci solo alcune immagini del film scaricate da Internet, e Lucio è riuscito lo stesso a catturare lo spirito della pellicola.
Pag. 43 Quella è davvero la villa in cui abitava Charles Dickens all'epoca.
Pag. 49 Il negozietto di curiosità in cui Dickens compera l'ebdecaedro ha ricordato ad alcuni iscritti a BVZM (la mailing list di Martin Mystère) il "Safarà" di Dylan Dog. Devo dire che proprio non ci avevo pensato, ma in retrospettiva mi sembra una idea interessante. La classificherei come "citazione involontaria" (e per giunta con valore retroattivo!)
Pag. 56 I Dee & Kelly del 1849 sono naturalmente antenati del demenziale duo che funesta Martin Mystère ormai ogni anno negli speciali estivi. Si tratta con ogni probabilità dei padri di quei Dee & Kelly apparsi nelle sequenze in flashback dello speciale "Mistero alle olimpiadi" (che hanno luogo nel 1877).
Pag. 57 La "backstory" dell'ebdecaedro è ripresa da Martin Mystère n. 185 ("I sentieri del destino").
Pag. 62 La città del 26º secolo è intesa come una versione più "avanzata" della città in cui si sveglia Lucy alla fine di Nathan Never Gigante n.1, nell'anno 2473 del vecchio calendario (cioè 47 anni prima degli eventi di "Generazioni").
Pag. 63 La prima vignetta narra la lotta degli umani con i tecnodroidi, ed è ripresa da pag. 127 del già citato "NN Gigante" n.1 La seconda vignetta mostra una astronave molto simile alla Lutezia di Legione Stellare, con un assortimento di alieni già visti negli albi di Martin Mystère e in quelli di Nathan Never, tra i quali: un Ardalhaveiano (da Asteroide Argo); un Baikuu (o Triekuu, da asteroide Argo); un mutato marziano (da Agenzia Alfa); un "uomo-pesce" di Sirio (da MM n. 131 bis); uno zorkestre (dal racconto "Questioni di famiglia", in MM Extra n. 16); uno degli alieni senza nome di MM Speciale n. 13; un Ultra Sapiens (non necessariamente Daro Dehner, da Nathan Never Gigante n.1); un individuo
appartenente alla stessa razza dell'ammiraglio Wukl (da Asteroide argo). Per la cronaca, i due esseri umani che compaiono sono "generici" e non rappresentano nessuno in particolare.
Pag. 87 Citazione sherlockiana obbligatoria #1. Castelli dice sempre che un albo scritto da Recagno non può contenere un riferimento a Sherlock Holmes, e infatti in questa vignetta si fa riferimento a un non ben precisato detective che risiede in Baker Street. Si tratta solo di una battuta, naturalmente, poiché nel 1849 Sherlock Holmes non era ancora nato; di chi si tratta, allora? E' possibile che, almeno nell'universo bonelliano, Sherlock Holmes non sia stato il primo detective ad abitare in quella via?
Pag. 95 Citazione sherlockiana obbligatoria #2. L'"ex libris" che compare nell'ultima vignetta (e che si vede poi di nuovo a pag. 230) è in realtà a parte naturalmente il nome l'ex libris di Sir Arthur Conan Doyle!
Pag. 101 Il personaggio mitologico della prima vignetta (il cui nome né Diana né lo sceneggiatore al momento ricordavano), salvo errori dovrebbe essere Peleo.
Pagg. 102 e 105/107 Prima apparizione del nonno di Martin dopo il quasi invisibile "cameo" che aveva fatto nella storia "Affari di famiglia".
Pag. 113 Viene menzionato il fatto che i vestiti non possono essere trasportati attraverso il tempo (a meno che non siano preparati appositamente, come le uniformi dei corpi speciali). E' un riferimento al racconto "Time Travel, Inc." (MM n. 184), in cui per la prima volta si è affermato quel principio.
Pag. 138 Il "salto quantico" che i poliziotti temporali effettuano spostandosi attraverso il tempo è un riferimento alla serie televisiva
"Quantum Leap", nota in Italia come "In viaggio nel tempo".
Pag. 145 Per la prima volta vediamo il matrimonio di Diana e Martin!
Pag. 159 Rivediamo i laboratori della Stic, la clinica sperimentale già vista in NN Gigante n. 1. Il riferimento, in quell'albo come qui, è allo Star Trek Italian Club, che ha lo stesso acronimo.
Pag. 160 Le tute indossate dal personale della Stic sono simili a quelle dell'equipaggio della nave stellare NX-01 nella serie "Enterprise".
Pag. 161 Ritornano Albert Lisyer e Gabrielle Rope, vale a dire Alberto Lisiero e Gabriella Cordone dello Stic (quello "vero"), nonché sceneggiatori di diverse storie di Nathan Never.
Pag. 162 Nell'ultima vignetta vediamo in flashback, oltre a Nathan Never, anche il dottor Amim Kelvan e uno dei tecnodroidi, da Nathan Never Gigante n. 1.
Pag. 173 Ritorna Nick Streetin, anch'egli già apparso in NN Gigante n. 1 (basato su Nicola Vianello dello Star Trek Italian Club).
Pagg. 186, 188, 190, 200 Omaggi ai fan di Harry Potter. Gabrielle Rope legge a letto uno dei volumi del ciclo creato da J.K. Rowling; nella biblioteca della Stic si vedono gli stemmi di Bubblewoods (la "scuola di magia" inventata a imitazione di Hogwarts dal "Paiolo Magico", la comunità dei fan italiani di Harry) e di Serpeverde, una delle sue "case"; inoltre il libro "A brief History of Magic" (titolo che richiama il "Brief History of Time" di Stephen Hawking) è edito da "HP & Rowling", che unisce i nomi del maghetto e della sua autrice.
Pag. 212 I danni che subisce il Martin Mystère robotico al viso, e che mettono a nudo il teschio metallico sotto la pelle sintetica, ricordano quelli analoghi subiti dall'androide Data in "Primo Contatto" (l'ottavo film di Star Trek).
Pag. 233 Nella galleria dei ritratti dei direttori di "Altrove" compaiono anche una misteriosa donna (che vedremo nello "Storie da Altrove" in pubblicazione il prossimo autunno) e un uomo che, malgrado il volto nascosto, parrebbe Jonathan Steele (il che lascia supporre che un Jonathan esiste o esisterà? anche nell'universo bonelliano principale). Nell'ufficio del mysterioso direttore compaiono vari oggetti notevoli, tra i quali un graal, un teschio di cristallo, una sfera del Pianeta di Sargon (da "Return to Tomorrow", episodio della serie classica di Star Trek) e una scatola simile a quelle che, in "Deep Space Nine" contengono i cristalli dei profeti del Tempio Celeste, gli alieni adorati come divinità sul pianeta Bajor. In una teca di vetro è visibile inoltre lo scheletro di una creatura alata che potrebbe essere il Nefilim conservato ad "Altrove" nell'albo "La città degli angeli". In un'altra teca di vetro sono riconoscibili varie armi, tra le quali un murchadna e una spada-laser dei cavalieri Jedi.
Su un tavolino, infine, vi sono modellini della Enterprise originale (della serie classica di Star Trek), del Millennium Falcon (di Guerre Stellari) e dello Hover Pilder di Koji Kabuto (di Mazinga Z).
Dopo aver finito di setacciare l'albo trovando anche numerose cose che non i ricordavo nemmeno più di aver messo mi accingo quindi ad andare a dormire, stanco ma felice. L'elenco sarà senza dubbio lacunoso, e per questo invoco il perdono di chi legge, ma adduco a mia discolpa un fatto elementare: ho sonno.
Concludo smentendo categoricamente una affermazione tendenziosa Castelli ha fatto nell'introduzione all'albo. Non è vero, infatti, che lui e io abbiamo discusso una settimana intera sui caratteri del titolo e sull'altezza delle fiamme in copertina. Si tratta di una bassa insinuazione; in realtà non saranno stati più di quattro giorni!
