Ciao Federico e bentornato su Ayaaaak. La notizia che girava alla scorsa Lucca e che poi tu stesso hai ufficializzato poco dopo non era delle più felici e riguardava la chiusura della serie di Jonathan Steele pubblicata dalla Star Comics. Come siete arrivati, tu e l'editore, a questa decisione?
Per un puro e semplice fatto di vendite. Quando una serie chiude, 99 volte su 100, è questo il motivo, il rapporto negativo fra costi e introiti. E poiché, quando le vendite calano, farle risalire è difficilissimo, meglio investire energie e risorse in qualcosa di nuovo.
La serie proseguirà con gli Extra e con Agenzia Incantesimi. Dobbiamo aspettarci degli episodi autoconclusivi o pensi comunque di portare avanti delle trame più articolate?
Entrambe le cose: le uscite più diradate non consentiranno la presenza di una continuity così serrata come nella serie regolare, ma i temi portanti (Atlantide, i demoni, gli universi paralleli, etc.) saranno regolarmente portati avanti e sviluppati. E accanto a essi ne verranno introdotti di nuovi. Le idee e i soggetti per andare avanti non mi mancano di certo!
La lettura degli ultimi episodi ha dato l'impressione di una chiusura un po' affrettata. Ti rimane il rimpianto di non aver potuto programmare con maggiore anticipo questa conclusione?
Il problema è che quando viene decisa la chiusura di una testata ci sono già un po' di numeri in programmazione e non se ne possono mettere in cantiere altri, visto che la casa editrice non vuole -giustamente- perdere troppi soldi, al massimo ne concede uno che faccia da capolinea alla serie. Così come già ai tempi della serie Bonelli, anche in questa occasione è andata così, con l'aggravante che i penultimi due numeri, già in lavorazione, erano "di pausa", dovevano consentirmi di tirare un po' il fiato. E per una serie prigioniera della continuity questo è davvero grave, perché agli occhi dei lettori più appassionati sembra quasi un affronto (bastano un paio di albi slegati dalle trame principali o meno riusciti del solito e subito si parla di crisi!). Se non altro, almeno l'ultimo numero ho potuto pensarlo come chiusura vera e propria. Ed è venuto davvero bene sotto ogni punto di vista, possiamo almeno dire di aver chiuso in bellezza. La principale differenza rispetto alla volta scorsa, invece, è che non ho dovuto chiudere frettolosamente le trame aperte, perché la serie continua sugli Extra.
Per Jonathan Steele è già la seconda chiusura. A livello personale come hai vissuto questa rispetto alla precedente?
La chiusura di una serie non è mai un evento indolore. C'è però da dire che la volta precedente avevo di fronte una prospettiva di chiusura e basta. Ora non solo andremo comunque avanti con gli albi speciali (perciò il personaggio non muore, editorialmente parlando), ma ho già in lavorazione nuove iniziative e nuovi progetti che sono sempre stimolanti, per un autore. Una situazione decisamente migliore, quindi.
Questa seconda serie ha avuto il pregio di proporre molti giovani disegnatori, alcuni dal tratto anche molto personale. Non ti viene il dubbio di aver rischiato un po' troppo con il pubblico delle edicole, solitamente molto tradizionalista, oppure credi che erano scelte che andavano comunque fatte?
Andavano fatte. Assolutamente e sicuramente. E' vero che il pubblico delle edicole è molto tradizionalista, ma non avrei mai rinunciato a certe collaborazioni unicamente per inseguire quel pubblico. E non solo per la soddisfazione e il piacere personali di vedere i miei personaggi prendere vita per mano di disegnatori bravissimi, anche se magari poco commerciali: offrire una possibilità a esordienti di talento è anche una responsabilità nei confronti di questo mezzo di comunicazione.
E' vero, piuttosto, che abbiamo lavorato costantemente con l'acqua alla gola e ciò ha portato in più occasioni a risultati inferiori alle possibilità dei singoli disegnatori, ma questo è (purtroppo) normale, nel campo del seriale.
La generazione di sceneggiatori precedente alla tua generalmente creava un personaggio e vi si dedicava per tutta la vita, la tua è la prima costretta a pensare a serie dalla vita editoriale molto più breve. Preoccupa più l'incertezza o stimolano di più le possibilità?
Parlo a titolo personale, ma dalle chiacchiere fra colleghi posso tranquillamente affermare che vale per la maggior parte dei miei coetanei: l'idea di dedicare tutta la propria vita a un solo personaggio mi spaventa. La nostra è una generazione diversa, forse influenzata dall'aumento di stimoli che la maggiore diffusione della stampa e l'avvento della televisione hanno comportato. Io non escludo (anzi, me lo auguro!) di scrivere ancora avventure di Jonathan & C. fra quarant'anni, ma non voglio aver fatto solo quello. La possibilità di dedicarmi anche ad altri progetti mi consentirà di non arrivare ad annoiarmi di Jonathan e a scrivere le sue avventure perché mi piacciono e mi divertono, non semplicemente perché "devo". Con un guadagno anche in termini di qualità e quindi di gradimento da parte di chi legge.
La chiusura di Jonathan Steele è stata preceduta dall'annuncio di una nuova miniserie, sempre pubblicata dalla Star Comics. Chi è Rourke? E' un personaggio che già esisteva nel tuo cassetto o ti è stato commissionato?
Quando la Star mi ha chiesto una nuova miniserie, io ho proposto quattro idee: tre erano progetti che avevo già nel cassetto da un po', un altro l'ho creato appositamente per l'occasione. E Rourke era proprio quest'ultimo, un breve soggetto nato quasi per sfida con me stesso. Tant'è che le idee migliori che hanno poi trovato posto nella miniserie mi sono venute in seguito, quando ho cominciato a lavorarci intensamente.
L'horror come punto di partenza, ma solitamente le tue storie sono uno spunto per parlare dei personaggi e dei loro sentimenti. In questo caso ad accompagnare il protagonista c'e' anche una figlia che presumibilmente avra' un ruolo non di secondo piano. Quale sara' il motore che dara' il via ai vari episodi e che ruolo avranno i singoli personaggi?
In pratica, che struttura avrà la serie. Beh, non sarà un horror tradizionale, non ci sarà la classica formula "maledizione del bimestre/indagine/soluzione". La serie racconta piuttosto la storia di questa famiglia "anomala" e di come le vite dei suoi membri saranno sconvolte dal soprannaturale con cui vengono a contatto. Il motore vero e proprio dell'intera vicenda, comunque, non posso dirlo qua, visto che emergerà nelle storie.
L'Irlanda e' un paesaggio abbastanza inedito per il fumetto italiano. La scelta di questa ambientazione nasce da una passione personale e quanto realistica, e quindi documentata, sara' la ricostruzione?
Io ci tengo a essere il più credibile e realistico possibile, poi bisogna sempre trovare un compromesso con le necessità dell'avventura, soprattutto quando è fantastica. Tutte le location in cui si svolgono le storie sono reali o comunque fortemente ispirate da luoghi realmente esistenti. Qua non siamo su mondi fantastici, ci troviamo sulla nostra Terra, nelle città e nelle campagne della vera Irlanda, quindi il lavoro di ricostruzione ambientale è più rigoroso. C'è anche un certo tentativo di ricostruzione temporale, dato che la serie si svolge fra il 2004 e il 2005, ma so già che non si noterà, visto che sono anni troppo vicini perché le differenze siano evidenti.
Una miniserie come ciclo chiuso o con la possibilità comunque di andare avanti?
La miniserie costituirà un arco narrativo che avrà una sua conclusione vera e propria e che vedrà una situazione radicalmente modificata rispetto all'inizio. Se poi le vendite della miniserie ne giustificheranno un secondo ciclo, vedremo se e come realizzarlo.
Si tratterra' quindi di capitoli di un'unica storia oppure ogni albo sara' leggibile autonomamente? Ti sei posto il problema di quale fosse la soluzione migliore dal punto di vista del lettore?
E' una serie da edicola con cadenza bimestrale, quindi la struttura a puntate è impraticabile: queste sono pubblicazioni rivolte a un vasto pubblico, la maggior parte del quale legge gli albi senza regolarità, non è possibile proporre una formula che pretenda un'attenzione costante, già la continuity così stretta di Jonathan Steele si è rivelata controproducente. Perciò ogni storia avrà un inizio, uno svolgimento e una fine. Ma sta di fatto che chi seguirà l'intera miniserie vedrà uno sviluppo delle vicende e dei personaggi che porteranno al finale, dando al tutto un senso compiuto. E' un po' come l'Odissea: l'opera ci racconta il viaggio di Ulisse, ma ogni avventura può essere estrapolata ed essere perfettamente comprensibile.
Lo squadra di lavoro e' composto da autori gia' visti all'opera su Jonathan Steele. Quanto e' importante avere un gruppo di disegnatori gia' affiatato e quali indicazioni particolari hai chiesto considerando che si tratta di un numero limitato di albi? Hai inoltre cambiato qualcosa del tuo stile, del tuo modo di raccontare?
L'affiatamento è essenziale per la buona riuscita della serie, conoscere già i tuoi collaboratori e sapere che cosa chiedergli (o NON chiedergli!) risparmia tempo e fatica a tutti. Grazie alla loro esperienza ho potuto pretendere da tutti una decisa sterzata verso uno stile più cupo, quindi più in sintonia con le storie, e devo dire che tutti ci si sono messi d'impegno, raggiungendo ottimi risultati. E' stato fondamentale avere anche del tempo in più per preparare la serie, mentre la struttura a numero chiuso non ha influito sulle scelte grafiche.
Per quanto riguarda il mio modo di raccontare, fondamentalmente è lo stesso, solo che mi sono imposto di pensare a un prodotto che fosse più pensato per il pubblico e meno sperimentale e anarchico di Jonathan Steele, sia graficamente che narrativamente. Rourke sarà comunque un'opera molto personale, ma più meditata e meno istintiva.
I numeri dicono che la Star Comics punta molto sulle edicole e sul pubblico bonelliano con una produzione raddoppiata in poco più di un anno. Si può effettivamente iniziare a parlare di un secondo polo o è troppo presto?
Eh, non è facile a dirsi... La strada è intrapresa, ma l'obiettivo è ancora lontano. La Bonelli, grazie alla passione e alla competenza di
Tea e
Sergio Bonelli, è divenuta ormai da quasi un trentennio la vera e propria potenza editoriale che tutti conosciamo, in questo campo, e qualsiasi confronto avrebbe un esito scontato. Se ci affidiamo ai semplici numeri, comunque, la Star Comics è sicuramente la casa editrice che ha prodotto e produce tuttora il più alto numero di serie "bonellidi" e con una buona qualità media, quindi rappresenta al momento l'alternativa più concreta.
Nel comunicato che annunciava la chiusura dicevi che nonostante tutto stavi lavorando, oltre che a Legione Stellare, a due nuove serie. Una era ovviamente Rourke, ma l'altra? Puoi dirci qualcosa o è ancora troppo presto per parlarne?
Diciamo che è troppo presto per fornire i dettagli, anche perché il contratto che ho firmato mi impone una sorta di "silenzio stampa". Tutto quel che posso dire (e già mi sto sbilanciando!) è che si tratta di una serie di fantascienza e che verrà pubblicata da una casa editrice straniera in tre paesi contemporaneamente. E uno è l'Italia.
In attesa di avere qualche notizia ufficiale puoi almeno dirci quali saranno il formato e la periodicità di questa nuova serie? Si può anche sapere il nome di qualche disegnatore coinvolto?
Il formato e la periodicità sono strettamente legati, quindi niente da fare. Fra i disegnatori posso citare solo
Giacomo Pueroni, visto che è il creatore grafico della serie ed è da un anno che sta lavorando al design di un intero mondo.
Nel frattempo prosegue in fumetteria la pubblicazione semestrale di Legione Stellare, un'altra tua serie dalla vita editoriale complicata, per le Edizioni Arcadia. Quali prospettive hai per questo progetto?
Legione Stellare è una serie che mando avanti per pura passione: ci sono affezionato e faccio il possibile per ritagliarmi un angolino di tempo da dedicare anche a lei. La diffusione di questa nuova serie è al momento limitatissima (stiamo parlando di circa 2.000 copie stampate e vendite che superano di poco le 1.000), ma il buon lavoro di
Alex Massacci e il formato che abbiamo adottato per le
Edizioni Arcadia la rendono esportabile e con un minimo sforzo non sarebbe difficile provare a proporla a qualche (piccola) casa editrice americana. Che poi qualcuno possa essere interessato a pubblicarla, è tutto da vedere, ma se non proviamo, non lo sapremo mai! In occasione di Lucca, poi, farà timidamente capolino anche Jakara, una dei protagonisti della Stirpe di Elan. Sempre per l'Arcadia e realizzata graficamente da Lucilla Stellato.
Qualche anno fa affermavi che "da grande" avresti voluto fare lo sceneggiatore di cartoni animati. Alla stessa domanda, oggi, cosa rispondi?
Che sono ancora giovane e che nella vita non si sa mai.