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Interviste

agosto 2007

Tutti i colori di Nathan.

di Federico Castagnola

una tavola

Ciao Fabio e benvenuto su Ayaaaak. La prima domanda e' scontata. Come si diventa coloristi e quali conoscenze tecniche occorre avere per poter affrontare questa professione?

una tavola
Allora, per diventare coloristi in Italia, ci vuole passione (scontata anche la risposta), ma soprattutto bisogna volerlo, farlo come "professionista" qui da noi è ancora una chimera, le cose stan cambiando, ma il colore (Disney a parte) è da sempre considerato un aggiunta, e spesso superflua.
Io professionalmente ho cominciato per caso, conobbi Matteo Casali durante un corso di "Animazione" 2D, stava lavorando al primo volumetto di Bonerest per la Magic Press, erano strettissimi con le consegne e avendo notato al corso la mia dimestichezza con Photoshop mi chiese di aiutarli colorando qualche pagina. Del primo volume colorai 8 pagine, del secondo 14, il terzo volume lo colorai interamente da solo.
Da li è stato un susseguirsi di lavori, di passaparola tra addetti ai lavori, più qualche giro fortunato aggiunto al mio costante impegno mi hanno portato a lavorare per i maggiori editori in tutto il mondo.
Le conoscenze tecniche sono importanti, io uso prevalentemente photoshop, lo uso dalla versione 4 ormai, e non smetto mai di imparare, è un programma immenso, l'unico limite è la fantasia di chi lo usa (ecco un ottimo slogan, signor Adobe se vuole glielo vendo).
Ma non basta, molti grafici si reinventano coloristi, ma per essere un BUON colorista bisogna avere le stesse basi del disegnatore, conoscere come un corpo prende la luce, come funzionano i colori, come la luce riflette sui diversi elementi.
Molti considerano la colorazione al computer come una cosa artificiosa, io dico che il computer è solo uno strumento, se non sai colorare, al computer puoi solo "fingere", è la capacità che fa la differenza.

Ho parlato di professione, ma quanto c'e' di tecnico e quanto di artistico in quello che fai?


una tavolaIl linea di massima 50/50, credo che la tecnica serva a serializzare l'artisticità del lavoro, trattandosi di lavori che oscillano dalle 46/54 pagine dei cartonati francesi alle 540 pagine fatte per i volumi di Alan Ford della Panini, per forza di cose interviene un lato tecnico del lavoro, col tempo ho imparato a far mio il mezzo (photoshop) piegandolo ai miei bisogni, mi son creato dei pennelli appositi per uno stile più pittorico, o creato delle azioni che velocizzano alcuni passaggi tecnici per sveltire la "burocrazia" di una pagina.

Puoi spiegare brevemente anche a chi, come me, non capisce molto di software grafici in cosa consiste la colorazione di una storia a fumetti?

Una visione chiara di quanto fa un colorista la si ha vedendo le due versioni di "Doppia Morte", albo Panini scritto da Tito Faraci e disegnato da Claudio Villa.
Potendo vedere le pagine in bianco e nero così come le ho ricevute io, ci si rende conto di cosa ha fatto il disegnatore, cosa il colorista, per alcuni, avendo gia i grigi di Claudio, il colorista ha fatto poco, per altri avendo gia i grigi di Claudio, il colorista ha dovuto faticare tanto eheh.
Tecnicamente, succede questo, a me arrivano le pagine gia scansionate, salvate una per una in file grafici (Tiff), o via posta normale su CD/DVD o via internet, assieme alle pagine mi arriva la sceneggiatura (non sempre a dire il vero) da cui cerco di capire le atmosfere, leggendola cerco gia di figurarmi la pagina finita, la sensazione che deve traspettere quella determinata sequenza. A volte la cosa è supportata da note scritte dallo sceneggiatore e/o dal disegnatore. Visualizzata mentalmente l'atmosfera passo ai colori, a livello di produzione preferisco procedere in sequenza, partendo dalla prima pagina, e finendole una alla volta, altri magari preferiscono prima preparare tutte le basi (tinte piatte), altri fanno delle bozze veloci di coloritura per "fermare" meglio l'amosfera...
Li poi interviene la conoscenza del mezzo. Si lavora su livelli separati, di solito per scelta modifico il meno possibile il tratto del disegnatore (quasi per una forma ossequiosa di rispetto), si aggiungono le tinte piatte (campiture) e si vanno a creare i volumi con luci e ombre... Beh detta così sembra facile...



Ma anche molto affascinante. E quanto tempo ti richiede mediamente la realizzazione di una tavola?

Dipende dallo stile adottato e dal tipo di tavola. Faccio qualche esempio:
Per una tavola francese come quelle per gli Humanoidi (con sfumature, texture ed effetti atmosferici) ci impiego una giornata di lavoro (6/7ore).
Per una pagina di Bonerest (tinte piatte ed ombra netta) ci impiego 3/4 ore circa.
Per Alan Ford (tinte piatte e solo 2 vignette a pagina) facevo tra le 15 e le 20 pagine al giorno.

E' importante sapere su che tipo di carta verrà stampata la storia? Se è più o meno ruvida o se è patinata?

In Effetti è una cosa importante, una carta molto porosa cambia la resa dei colori affievolisce i contrasti e spesso scurisce il tutto, ma le pubblicazioni a colori sono tutte su carta patinata o semipatinata, per gli albi Bonelli naturalmente è un discorso a parte, essendo un numero a colori su una serie pensata e realizzata in bianco e nero. Non ho cambiato però il mio approccio al lavoro, vedremo sulle stampe di prova se ci sarà da correggere il tiro.

Lavorare con un artista del calibro di Claudio Villa deve essere stata una bella soddisfazione. E il suo stile molto particolareggiato un bel banco di prova. Con quale tipo di disegnatore ti trovi piu' a tuo agio? Meglio il tratto realistico o quello piu' artistico e personale?

Lavorare con e per Claudio è stato fantastico, nonostante sia una cosiddetta "star" è una persona splendida e molto umile,
non lo conoscevo di persona prima di lavorarci ed è stata una bella sorpresa, e sono fiero di poterlo ritenere un amico.
Da colorare, mi trovo molto a mio agio con il realistico, grazie soprattutto alle conoscenze di disegno di cui parlavo prima, iperrealistico alla Claudio o alla Brian Hitch piuttosto che un "sintetico" alla Frusin o alla Dell'Edera mi cambia poco, distorta o studiata al millimetro, l'anatomia è quella, e la luce funziona allo stesso modo, cambia il modo di rendere funzionale il mio lavoro in base al disegnatore. E in questo non sarebbe male poter parlare col disegnatore prima di affrontare il lavoro.

Come e' il rapporto con il disegnatore delle tavole che colori? Ricevi indicazioni o consigli, oppure il suo lavoro finisce quando inizia il tuo?

Non sempre ho a che fare col disegnatore, a volte si ha a che fare NON solo col disegnatore.
Ogni produzione ha i suoi metodi, per gli Humanoidi dovevo tener conto solo di Marco Nizzoli, facevo capo a lui ed era lui ad accettare le pagine e a darmi eventuali correzioni, per la Panini/Marvel Italia mandavo ogni pagina a Tito, Claudio e al "curatore" (l'americano editor) Enrico Fornaroli, per lavori tipo Diabolik e Alan Ford (rispettivamente 360 e 540 pagine) una volta accettate le prove, ho consegnato direttamente i DVD col lavoro ultimato, per la Bonelli, per la quale sto colorando il numero 200 di Nathan Never (coaudiuvo in realtà Germano Bonazzi che aveva cominciato il tutto) per ora ho contatto diretto solo con Germano, il quale di volta in volta mi da l'ok sulle pagine, so gia che prima di andare in tipografia i capi alla Bonelli guarderanno le prove di stampa e da li daranno eventuali correzioni...
Parliamo allora di Nathan. Come hai affrontato lo stile particolare di Germano e quali richieste particolari, se ci sono state, ti sono arrivate da lui e dalla redazione Bonelli?

Nessuna richiesta particolare, Ho solo dovuto tarare i miei pennelli su quelli di Germano, e cercare di imitare il suo approccio al colore, dovendo appunto continuare una colorazione cominciata da lui. Uno stacco cromatico credo si noterà, ma è aiutato da un cambio di scena, comincio da una lunga sequenza notturna, quindi mi sono lanciato più sull'atmosfera che sulla varietà cromatica.

Nathan ha già avuto in passato alcune storie a colori. Hai guardato a quelle per rendere omogeneo il risultato finale (banalmente penso al colore degli occhi), oppure sei ripartito da zero?

Ho le storie a colori di Nathan, ma non sono andato a riguardarmele, unico riferimento son state le pagine di Germano (Bonazzi), avendo cominciato lui l'albo ha dato un impronta al fumetto.
Ho cercato di seguirne lo stile, ma vi ho aggiunto le mie atmosfere.

Hai lavorato sia in Italia che all'estero. Come cambia la percezione del tuo lavoro nelle diverse realta' editoriali? Ti senti ancora un precursore, qui in Italia?

Beh sentirmi precursore direi di no, entrando nel settore ho scoperto ottimi colleghi italiani che lavorano in Francia, terrà promessa per un colorista. La differenza è che all'estero la figura del colorista è percepita, è questa la differenza, in Italia quando dico "coloro fumetti", chi non li legge mi guarda con un espressione interrogatoria del tipo "si ma come lavoro cosa fai?", altri rispondono "ma non sono in bianco e nero i fumetti?" li allora rispondo "Si... Poi arrivo io e li coloro...".
Molte realtà editoriali non vagliano neanche una possibile produzione a colori, il prezzo proporzionalmente basso dei nostri fumetti non riuscirebbe a coprire i costi, e la paura di allontanarsi dagli standard cinquantenari italici contribuisce a tarpare possibili progetti a colori.
Per fortuna la Bonelli, quest'anno si è lanciata in molte proposte a colori, speriamo riescano a creare un seguito.
Facendo "lezione" alle ultime due MantovaComics e alla festa di Paganine ho visto che molti appassionati sono interessati al colore...
L'Italia si sa, parte in ritardo su molte cose, vedremo di raggiungere i cugini oltreoceano...

Per chiudere. Ad un ragazzo che volesse intraprendere questa professione cosa consigliresti? Gli spazi lavorativi permettono di poterci "campare"? E se si dove potersi rivolgere per poter affinare la tecnica e trovare contatti?

una tavola
Campare non lo so, il settore in Italia si sta ampliando, consiglio di esercitarsi tanto, macinare tante pagine, solo così si migliora, e di "studiare", passare al microscopio un colorista che gli piace cercando di capire come ha reso una particolare luce, come ha scelto una tinta piuttosto che un altra.
Non esiste una lista contatti, bisogna frequentare le fiere o scrivere alle redazioni dei vari fumetti,
c'è da dire che ultimamente la tecnologia aiuta, grazie ai siti o ai blog personali degli autori, oggi si possono contattare personalmente un infinità di professionisti del settore,
io stesso grazie ai blog ho trovato un paio di contatti interessanti che, pare, porteranno a delle collaborazioni interessanti



Note

Puoi conoscere il lavoro di Fabio D'Auria anche su:

www.comifab.com
comifab.blogspot.com

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