giugno 2002
Conversazione con Gabriella Cordone
di Ivan Veri
Gabriella Cordone nasce principalmente come scrittrice di racconti "fantastici" per ragazzi e testi per teatro, cinema o TV, ma esordisce professionalmente come sceneggiatrice per Nathan Never e Gregory Hunter.
E' mega-patita (ed esperta) di Star Wars e Star Trek e dello scrittore Isaac Asimov
Puoi fare un sommario della tua carriera professionale?
Scrivere per i fumetti è stata la prima (e per ora unica) possibilità professionale di mettere a frutto le mie abilità di scrittrice. Per questa occasione non smetterò mai di ringraziare Antonio Serra, che é stato il mio "pigmalione" in questo campo, e Alberto Lisiero, il mio compagno, per aver scritto insieme a me molte delle storie che abbiamo pubblicato.
D'altro canto i fumetti non sono il "media" che avrei scelto, se avessi potuto scegliere, per esprimermi. Infatti io "nasco" principalmente come scrittrice di racconti "fantastici" per ragazzi e testi per teatro, cinema o TV. Il fatto é che, in quei campi, non sono mai riuscita ad entrare, e quindi mai a pubblicare professionalmente.
I fumetti, però, mi hanno permesso di avvicinarmi moltissimo ad entrambe le mie "prime scelte": sono dedicati ad un pubblico giovane che ama le avventure di fantasia, e hanno la struttura tipica di una sceneggiatura. Ho perciò potuto mettere a frutto la mia fantasia "non-adulta" e il mio "addestramento" nella struttura della sceneggiatura... e in quest'ultimo caso ho potuto addirittura diventare regista, costumista, scenografa e rumorista, oltre che autrice! :-))
Come si è sviluppata la SF in Italia negli ultimi 25 anni?"
Ci sono stati (e ci sono) due settori fondamentali, secondo me, nella fruizione della SF (e non solo in Italia): la fiction di cinema e TV e il mezzo scritto.
Per quest'ultimo l'Italia non ha mai brillato per quantità, ma la ragione è semplicissima ed è a mio parere da ricercarsi soprattutto nell'educazione alla lettura. Siamo un paese rinascimentale, non illuminista. In Inghilterra Frankenstein di Mary Shelley e i poemi ossidiani fanno parte delle letture scolastiche come da noi potrebbero essere Verga o Montale. Mentre da noi nessuno ha mai fatto leggere nelle scuole i romanzi di Roberto Vacca o (molto meglio) quel piccolo grande capolavoro che sono le Cosmicomiche di Italo Calvino. Quella sarebbe la "nostra" fantascienza, con uno stile unico e molto italiano. Penso sia per questo che il pubblico che ama la fantascienza sia poco e quel poco ha un gusto anglosassone.
Per quel che riguarda cinema e TV, invece, il discorso è completamente diverso. Ci sono stati tre periodi fondamentali, secondo me, nella fiction di SF in Italia: quello degli anni '70, in cui chi la faceva da padrona era la TV, con quei meravigliosi sceneggiati ormai diventati dei cult: "A come Andromeda", "La Traccia Verde", "Gamma", solo per citarne alcuni. Certo, non erano cose "scritte" da italiani, ma venivano trasformate per il gusto del nostro pubblico e avevano la stessa atmosfera di cose come "La Baronessa di Carini" o "Ritratto di Donna Velata". La SF insomma era un genere come un altro, che poteva fornire ottimi spunti per la fiction in TV. Dopo la coproduzione di "Spazio 1999" invece tutto finì! La SF venne trasmessa sempre meno e sempre di importazione. Arrivò poi una seconda fase in cui la SF italiana passò al cinema (con dei prodotti realmente disgustosi a volte) e fino agli anni 80 rimase lì.
Nella terza fase che a mio parere continua fino ad oggi, la SF si è spostata di nuovo, stavolta tra gli appassionati. Diventa un prodotto di nicchia e anche se questa nicchia è sempre più grande (grazie secondo me alle nuove tecnologie) non avrà mai più l'attenzione degli autori italiani di nessun genere. Sono molto pessimista, ma non credo avremo mai più sceneggiatori, scrittori o registi che abbiano voglia di fare della buona fiction fantascientifica italiana!
Secondo te a quali tipi di pubblico si rivolgono ciascun fumetto SF della Bonelli? (NN, GH, LW, AA)
Secondo quello che ho visto nei miei (davvero pochi) incontri con i "fumettari" - termine che uso in senso per nulla dispregiativo, vi assicuro! - ho notato che esistono fondamentalmente due tipi di fruitori.
Quelli che leggono il fumetto per piacere, che amano vedere (oltre che leggere) una buona storia, una buona avventura e conoscere buoni personaggi... E quelli che sono "collezionisti". In quest'ultima categoria non metto solo coloro che hanno delle vere e proprie collezioni di fumetti, ma anche quelli che si perdono nei dettagli della continuity, della coerenza a tutti i costi e quelli che credono di sapere meglio di chi scrive chi sono e come si devono muovere i personaggi.
Se state leggendo una connotazione un pò negativa in queste mie ultime parole... beh, è così. Anche se rispetto queste persone come qualsiasi altro essere umano, penso che il fumetto debba nascere e vivere soprattutto per generare divertimento e non ossessioni, quindi persone allegre, non acide e insoddisfatte.
Per provare a rispondere alla domanda... quando *io* scrivevo mi mettevo come target delle mie storie quel pubblico che voleva divertirsi, passare un paio d'ore in compagnia delle mie parole, magari steso al sole in un parco estivo sgranocchiando una mela succulenta in attesa di rientrare a casa per fare i compiti di scuola.
Qual è la tua opinione professionale sul discreto successo di NN e l'apparente insuccesso di GH?
Temo che Gregory Hunter sia stata una bellissima operazione, ma che il pubblico non lo abbia accolto con lo stesso entusiasmo con il quale lo abbiamo scritto. Non so se vedrete mai le mie sceneggiature (ne ho scritte tre, ma probabilmente non verranno mai pubblicate perché la collana chiuderà prima!), ma lì dentro c'era il mio *io* di ragazzina: quella ragazzina che oltre vent'anni fa entrò in un cinema e rimase letteralmente folgorata da Guerre Stellari. Gregory Hunter è stato il Guerre Stellari nato dalla mente di Antonio Serra, e forse questa è stata la sua condanna.
Perché il pubblico di quell'epoca non esiste più, o meglio, esiste ma non è sufficiente a fare i numeri necessari a far vivere una collana della Bonelli. I ragazzini di oggi sono abituati a ben altro che alla fantasia scatenata dalle semplici e "banali" storie di space opera che Gregory Hunter voleva evocare, e aver voluto a tutti i costi riproporre quelle atmosfere *oggi* è stato un nostro errore. Dico nostro nel senso di noi autori, che probabilmente ci siamo posti come obiettivo un pubblico che non esiste più!
Per Nathan Never il discorso è un pò diverso perché, quando è nato, la fantascienza a fumetti non esisteva alla Bonelli. Era una collana di punta, *l'unica* ambientata nel futuro tecnologico dei film di fantascienza.
Inoltre sul mercato non c'era l'affollamento che c'è oggi con le numerosissime collane bonelliane, e Nathan Never ha vissuto bene perché era unico.
Secondo te è stata azzeccata la recente rivelazione di Mr. Alfa nella serie NN?
Posso farti una confessione? Non ho letto le ultime storie! In questo senso mi sento molto "classicista", e questo termine lo capiranno sicuramente quelli che sono appassionati di Star Trek. Non ho amato particolarmente il "cambio della guardia" all'Agenzia Alfa con tutto ciò che ne è conseguito. La ragione fondamentale è che sono convinta che di storie da raccontare con Reiser e la "vecchia guardia" ce ne fossero ancora senza dover pescare (o ripescare) nuovi misteri. Però questa è la *mia* personalissima opinione.
Secondo te come si evolverà l'SF nel mondo dei comics in Italia?
Dipende da quali obiettivi si metteranno di fronte gli autori. Da questo punto di vista il fumetto non è come un serial televisivo: lì quando un personaggio ha successo, gli autori sono "costretti" a dargli più spazio, a farlo vedere di più.
Per me il fumetto italiano, anche se seriale come quello della Bonelli, è ancora un fumetto "d'autore", nel senso che sono i suoi creatori a decidere cosa farne. Certo, i personaggi migliori alla fine hanno il loro momento di gloria (vedi Legs, che dopo essere stata "solo" una collega di NN, ha poi vissuto di vita propria), ma in fin dei conti sono gli autori a decidere cosa far leggere e perciò dipenderà dai loro gusti come si evolverà il discorso SF, magari andando avanti per "trials and errors" com'è successo con Gregory.
Quali elementi dovrebbe includere il fumetto di SF "perfetto"?
Secondo me non esiste un fumetto *di SF* perfetto. Nel senso che può esistere *un fumetto* perfetto, ma che tratti di SF o sia ambientato nel west, le caratteristiche per essere leggibile e godibile sono le stesse.
Fondamentalmente le stesse di una qualsiasi opera di narrazione: una buona storia (possibilmente originale, anche se chi diceva che *tutto è già stato scritto* aveva dannatamente ragione!), dei solidi personaggi e un aspetto accattivante. Il fumetto migliore nasce dalla perfetta intesa tra sceneggiatore e disegnatore, perché il prodotto che ne esce è una fusione coerente e senza sbavature delle due arti e questo il lettore lo riconosce a istinto... o almeno dovrebbe! :-)
Se volete una risposta più personale... il mio fumetto di SF perfetto deve essere l'allegoria, narrata con una scansione il più possibile dinamica delle immagini, di un qualche evento o problema dei nostri giorni. La SF, per me, è solo un'estensione dal sapore tecnologico delle favole antiche: racconta di noi stessi prima di tutto, portandoci in mondi affascinanti e spettacolari, e dandoci - alla fine - qualcosa su cui riflettere, una piccola "morale della favola" che dovrebbe essere sempre la cosa che spinge ogni autore a scrivere.
Quali sono i tuoi fumetti preferiti?
Come ti ho detto le mie letture sono quelle "per bambini". Quindi i classici di Topolino in testa! :-)
Quale consiglio potresti dare ad un giovane aspirante sceneggiatore di fumetti?
La prima cosa, fondamentale, è *imparare a scrivere*. Sembra una cosa ovvia, ma la padronanza della parola è la cosa fondamentale. Quindi scrivere, scrivere, scrivere. E non impuntarsi nel voler per forza scrivere solo fumetti: se vi viene in mente una storia in forma di racconto, di poesia, di elenco d'immagini... scrivete tutto! Perché lo scrittore è come un atleta, deve allenarsi continuamente anche quando non ci sono olimpiadi da fare. Poi deve essere consapevole del potere della parola, della sua magia. Del fatto che il linguaggio è un conduttore di emozioni. Quindi deve prima di tutto capire le proprie emozioni e riuscire ad esprimerle con compiutezza... e anche qui ci vuole molto allenamento.
Infine la tecnica. E non sto parlando solo di saper scrivere in ottimo italiano (altra cosa assolutamente fondamentale), ma di poter avere padronanza del dialogo. Anche se scrivere fumetti significa scrivere una vera e propria sceneggiatura, con descrizioni di luoghi, vestiti, personaggi, il lettore leggerà solo ed esclusivamente i dialoghi.
Attraverso le frasi bisogna quindi saper trasmettere ciò che i personaggi sentono, ciò che pensano, ciò che fanno. Quindi allenarsi a scrivere dialoghi. E poi... buttatevi! Il mio motto è qualcosa che mi scrisse il grande Isaac Asimov in una delle lettere che conservo gelosamente: «La vita di uno scrittore è fatta di nient'altro che difficoltà e scoraggiamenti. Se questi ti fermano, non sei uno scrittore.»
In bocca al lupo.
