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Interviste

agosto 2004

Ferri racconta

di Federico Castagnola

Raggiungere la sua casa non è facilissimo, nascosta sulle alture di Recco, in piena riviera ligure, ma una volta arrivati si capisce perché abbia scelto proprio quel luogo come rifugio. Circondato dal verde e dal silenzio, davanti alla sua finestra si ammira uno splendido mare azzurro e sullo sfondo il promontorio di Portofino. E' qui che vive con la solita grinta una delle leggende del fumetto italiano, e da qui continuano a prendere vita le avventure dello Spirito con la Scure...



Buongiorno signor Ferri. Come se la passa il vecchio Zagor?

 Direi bene, le vendite sono costanti, e in questo periodo non è per niente male. E anche lo Speciale Cico se la cava bene. Credo che questo continuo successo sia merito sia dei nuovi disegnatori che delle buone sceneggiature. Se una cosa è seguita con amore non dovrebbe andare male. E poi c'è il fiuto che ha l'editore, che sa cosa proporre, fare dei giusti mix tra le storie classiche e tranquille, alla Burattini e Ferri, e quelle più moderne, più horror alla Boselli. Attorno al personaggio c'è quindi sempre un certo interesse. Abbiamo per esempio appena firmato il contratto per proporre con Repubblica "Odissea Americana" a colori, come allegato. E' una cosa che mi fa molto piacere, che credo uscirà entro l'anno, perché vuol dire che Zagor è sempre amato, sempre atteso.

Tutti i nuovi autori stanno lavorando al personaggio non perché volessero fare fumetti ma proprio perché volevano fare Zagor. E' una cosa che li caratterizza molto e che non succede molto spesso. Cosa ne pensa?

Beh, il più eclatante credo che sia stato Moreno Burattini. Ricordo che si dava un sacco da fare, mi telefonava, scriveva, ci vedevamo alle mostre. Poi lentamente ha iniziato a lavorare per la Bonelli. E' una persona incredibile, piena di entusiasmo e di voglia di fare. E con una memoria incredibile, ricorda tutto. Di quello che ho fatto sa sicuramente molto più lui di me.

Boselli e Burattini hanno due modi differenti di affrontare il personaggio. Cosa ne pensa lei?

Come ho detto bisogna miscelare bene i tipi di storie. Sono sicuramente molto bravi e mi piacerebbe che si dedicassero tutti e due a tempo pieno solo di Zagor. Purtroppo con Boselli non è possibile, è sempre molto impegnato. Però mi sembra che vada bene anche così.

Tra i nuovi disegnatori ci sono diversi approcci al personaggio: alcuni scelgono un approccio più personale, altri preferiscono omaggiare il suo stile. Cosa ha pensato vedendo le tavole di Marco Verni?

Vedi, io non so se premiare l'omogeneità stilistica o la personalità del singolo disegnatore. Ci sono personaggi come Tex che sono partiti con un certo stile ma che, quando hanno avuto interpretazioni diverse, sono andati avanti benissimo. Alla fine credo che quello che conta è che lavorino bene. E da questo punto di vista non ci possiamo proprio lamentare.

Lei ha qualche controllo sui nuovi disegnatori?

Io non li seguo per scelta. A un certo punto avevo anche pensato di prendermi questo compito, alcuni miei colleghi lo hanno fatto, ma poi ho pensato che sarebbe stato poco simpatico andare a valutare il lavoro di altri disegnatori. Ho quindi lasciato questo compito alla redazione, credo che se ne occupino Boselli, Canzio e lo stesso Bonelli. Forse ho fatto male, ma la fiducia in loro è totale. Alla fine credo che sia meglio così.

Questi nuovi disegnatori solitamente producono molto meno di voi veterani. Eravate più bravi voi oppure lo sono loro?

Credo che per fare fumetto sia importante, oltre che la qualità, poter garantire anche una certa quantità di tavole. Altrimenti non credo che il lettore riesca ad affezionarsi ad un certo stile. Bisogna però dire che una volta le sceneggiature erano molto più semplici. Adesso, per esempio, sto facendo una storia sugli Aztechi su testi di Burattini. Ci sono un sacco di costumi, di ambientazioni complesse, di scene con molti personaggi, ed è ovvio che la produzione diminuisca. E' però una storia di ben 470 tavole, una delle più lunghe che abbia mai fatto. Credo che uscirà entro l'anno. Per fare questa ne ho dovuto interrompere un'altra, invece più tradizionale che finirò in seguito.

Lei continua a mantenere quindi una certa produttività.

È prima di tutto un fatto di abitudine, non riesco a stare lontano dal tavolo da disegno. Anche quando sono in vacanza posso andare al mare per un paio d'ore o fare una passeggiata, ma poi finisco sempre per sedermi al mio tavolino e a disegnare. E poi ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace sempre molto.

Ogni tanto si favoleggia di un gigante di Zagor...

Queste cose non le dovete chiedere a me. Sono cose che si decidono in redazione. Ovviamente mi farebbe piacere e vorrei molto che lo facessero, è un formato che anche senza una carta particolarmente pregiata valorizza molto il disegno e che credo piacerebbe ai lettori, però ripeto non dipende da me.

La Liguria ospita un mucchio di disegnatori. Riuscite a mantenere un legame tra di voi?

 Io sono piuttosto isolato, anche se con qualcuno ci incontriamo spesso. Con altri meno. Berardi e Milazzo ad esempio li ho conosciuti solo attraverso il loro lavoro. C'è stato qualche gruppo, come quello di Chendi e Bottaro o come quello di Calegari, però non parlerei di una vera e propria "scuola genovese". Alla fine abbiamo fatto tutti quello che ci pareva, ognuno con il proprio stile.

Come sono gestiti i suoi rapporti con la redazione?

Vivere lontani da Milano per una certo verso è un bene perché si lavora con maggiore libertà, dall'altra parte è anche bello stare in redazione. Perché diventa un'occasione per fare due chiacchierare con i colleghi o per incontrare disegnatori che vivono in altre parti d'Italia. Una volta andavo anche più di una volta alla settimana poi con gli anni lentamente ho diminuito. Adesso vado a Milano una volta al mese, porto le mie tavole, faccio delle bellissime chiacchierate e passo a fare un saluto veloce a Bonelli e a Canzio che però sono sempre indaffaratissimi.

E il suo rapporto con la Recco, il suo paese?

Devo dire che si è ricordata del suo cittadino. Ci sono state un paio di belle mostre per i trenta e per i quaranta anni di Zagor a cui parteciparono Bonelli e tutta la redazione. Non vado a cercare pubblicità, però sono aperto e questi riconoscimenti mi fanno molto piacere. Recentemente ho iniziato a collaborare con la locale Croce Verde. Rifaccio dei disegni fatti dai bambini delle scuole per la loro rivista. E' una cosa abbastanza complicata perché sono disegni tecnici, riguardanti operazioni di pronto soccorso, per cui è necessario informarsi bene. Non è un grosso impegno però mi fa piacere aiutare questi volontari ed il loro lavoro per quello che posso.

E poi in Liguria c'è il mare.

Quello sempre. Ci sono dei posti splendidi qui vicino per andare a fare windsurf e per fare immersioni. Ancora adesso esco in mare con ogni tempo, la gente che mi vede credo che mi prenda per pazzo. Una volta andavo a fare anche pesca subacquea, ma poi mi sono fatto male e ho smesso. Fino a ché riesco il mare è una cosa a cui non voglio assolutamente rinunciare.



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