Ciao Giuseppe, e benvenuto su Ayaaaak. La tua attività principale nel campo nel fumetto è come disegnatore di Diabolik, ma di te si parla soprattutto come scrittore de L'insonne e dell'imminente The Secret. L'ombra del "Re del Terrore" copre tutto e tutti e non permette protagonismi oltre al suo. Da parte di chi sgobba nell'ombra questo è più rassicurante o opprimente?
Prima di tutto grazie dell'ospitalità!
Diabolik è stato un grimaldello. Un piede di porco con il quale forzare la porta di molti editori. In ogni settore, compresa la vita privata, il re del terrore mi ha aiutato. Nel lavoro dire che si lavora per un personaggio così importante permette di essere "ascoltato". Questo, per chi ha delle proposte editoriali da fare, è fondamentale. L'Astorina, poi, è sempre disponibile quando chiedo dei periodi di tempo per fare altre cose, quindi l'ombra del Re del Terrore è una compagnia rassicurante.
Si è da poco conclusa la tormentata miniserie de L'insonne. Cambio di periodicità, di editore, di numero di uscite, problemi di distribuzione, stop e ripartenze. Non ti sei fatto mancare niente. Potessi ritornare indietro accetteresti l'offerta della Free Books o credi di aver fatto una scelta affrettata?
Assolutamente sì.
All'epoca non c'erano alternative. Volevo un editore che portasse Desdemona in edicola e ho chiesto davvero a tutti. La maggior parte mi spiegava che non era il caso di pubblicare una serie che era già uscita nel '94, come se la chiusura, non dovuta alle vendite (le vendite di allora de L'Insonne sarebbero dei successi editoriali oggi) fosse un'onta insanabile, un attestato di mediocrità, come se non avessimo più storie da raccontare.
Gli editori disposti a pubblicarla, invece, volevano fare le nozze con i fichi secchi. Traducendo, volevano pubblicare una serie senza investire sulla produzione artistica. Traduco ancora, si aspettavano che un gruppo di disegnatore realizzassero albi di 94 pagine gratuitamente, sperando in una divisione degli utili. Quando è arrivata la Freebooks disposta ad investire sul personaggio mi è sembrato davvero un miracolo. I problemi sono arrivati dopo, con l'ingresso in casa editrice di
Andrea Materia, il quale, in un primo momento non voleva sentirne di pubblicare le avventure della nostra Deejay. Erano già stati iniziati numerosi episodi, che avevano, come da indicazione dell'editore,
Adriano Cerboni, un taglio "bonelliano classico". Questo, però, contrastava con le legittime idee editoriali di Andrea, che mi chiese di stravolgere il personaggio e la struttura narrativa. Ne seguirono numerose discussioni che mi tolsero il sonno, ma alla fine giungemmo ad un compromesso che ritengo tutt'oggi dignitoso.
Malgrado le incomprensioni e i litigi anche furiosi, devo ringraziare Adriano Cerboni perché ha investito moltissime risorse su L'Insonne e gli ha dato la possibilità di avere una seconda vita.
I problemi seri vennero dalla distribuzione, dalla qualità della stampa e dalla periodicità. Era bimestrale, ma fin dall'inizio, per vari motivi, non imputabili hai disegnatori, non riuscivamo a mantenere la data di uscita. E sappiamo quanto i lettori di fumetto "popolare" siano rigidi su questo aspetto. Se non trovano il numero inedito del loro fumetto nella data prevista diventano nervosi e si sentono traditi, fino a smettere di acquistarlo.
Quando il contratto con la Freebooks è scaduto, ho pubblicato gli ultimi tre episodi della serie con le Edizioni Arcadia dell'amico Mario Taccolini. Però, anche in questa ultima incarnazione i problemi non sono mancati. Mario è un editore volenteroso ma è davvero proibitivo produrre un fumetto di 94 pagine per le librerie specializzate. I costi sono esorbitanti e i ricavi molto scarsi.
Poi, nell'ultimo numero, i problemi sono diventati insormontabili.
Per ragioni a me sconosciute, almeno in parte, "Opera al rosso", il capitolo conclusivo della saga, è arrivato in pochissime fumetterie, malgrado gli ordini fossero stati fatti. A cosa è dovuto? A un problema tra Arcadia e il più grosso distributore nazionale. Di più non so e non voglio dire. Primo perché sono fatti privati, secondo, perché ogni volta che affronto l'argomento fumetterie, insorgono i soliti soloni a bacchettarmi. Io non mi interesso di come funziona il mercato. Io disegno e scrivo, e nel tempo libero cerco di documentarmi. Non ho neppure tempo di respirare. Mi chiedo davvero come diavolo facciano tanti ad essere così presenti online, in edicola, in libreria e ad essere sempre informatissimi su tutto. Pronti a esporre il loro pensiero su argomenti che vanno dal calcio al cinema, passando per la critica a tutto tondo di ogni forma espressiva conosciuta. Devo rassegnarmi ad essere una panda contro delle Maserati della scrittura. Chapeau!
Chiusa una porta si apre un portone e Desdy Metus ritorna sul sito di Verticalismi con la possibilità di contribuire aperta a tutti. Da una parte dimostri un profondo amore per il tuo personaggio ma dall'altro sembra quasi un atto d'accusa nei confronti dei meccanismi editoriali italiani. Ci racconti come è nata questa idea e cosa ti proponi di ottenere?
Più che una accusa forse è stato un senso di ribellione.
Vi assicuro che è una sensazione frustrante.
Realizzi un prodotto in cui metti il cuore, l'anima e il tempo e nessuno riesce a leggerlo. Non solo ti pagano male (e gli ultimi numeri de L'Insonne li ho fatti gratis), ma non puoi neppure accontentare i lettori che ti chiedono di sapere come va a finire la serie che seguono da anni. Mi ero stufato.
Il lavoro era stato fatto, e bene. Era una vergogna che non si riuscisse neppure ad acquistare se non direttamente dall'editore.
Basta.
Parcheggiare L'Insonne su Verticalismi vuol dire agli editori: "amici miei, il mio interesse primario, non è guadagnare, ma raccontare. Per questo, in attesa di un editore che la riporti in edicola, regaliamo le sue storie". Non so se l'esperimento avrà successo, ma andava fatto. Il lettore medio non vuole il contenuto, ma l'oggetto fumetto. Lo vuole collezionare, annusare, imbustare, e già cambiargli la costina o azzerare la numerazione lo fa impazzire. Ho scelto Verticalismi perché sono stato colpito dalla loro idea dello sviluppo verticale. Un modo di fare fumetti che non è possibile riportare su carta. Poi c'era la possibilità di aggiungere una colonna sonora che per L'insonne è fondamentale. In fine i ragazzi di Verticalismi mi sono sembrati davvero mossi da una grande motivazione. Animati da un "fuoco sacro" che vedo sempre meno tra i colleghi e negli editori.
L'operazione Open Source presenta l'aspetto più innovativo della faccenda. Non solo L'Insonne diventa gratuitamente leggibile on line, ma chi vuole potrà interpretarla e vedersela pubblicata sulle pagine de L'InsonneLab di Verticalismi. Se gli editori e i distributori ci mettono i bastono tra le ruote, L'Insonne fatevela da soli!
Ma Desdy ha più vite di un gatto, e la prossima incarnazione dovrebbe essere su Ipad, su una piattaforma davvero di prestigio. Incrociamo le dita e restate collegati.
Anche con questa iniziativa hai lasciato molto spazio ad altri autori, alcuni anche con poca esperienza, dimostrando di non essere particolarmente geloso dei tuoi personaggi. Un atteggiamento questo non molto comune. Sembra quasi che una volta creati ti piaccia molto lasciarli muovere con le proprie gambe…
I personaggi, una volta creati, hanno vita propria. Il momento più difficile di quando si lavora ad una storia, è proprio la partenza. I protagonisti e gli antagonisti, restano nebulosi per un bel po', poi, improvvisamente, accade una miracolosa alchimia che gli dà vita e io non faccio altro che raccontarvi quello che fanno e come lo fanno. Credo che gli eroi siano un patrimonio comune, come i protagonisti dei miti. Una volta creati si rivestono e interpretano archetipi che sono di tutti e tutti hanno il diritto di sognarne le avventure. Non sono geloso dei miei personaggi. Anzi. Nel rispetto di un "canone", mi piace vedere come altri li sviluppano, scoprire aspetti del loro carattere che io non avevo immaginato, proprio perché non mi appartengono. Immagino che a gli occhi di tanti, la mia, sarà vista come una deviazione, ma la vivo come una dimostrazione di amore e una condivisione che mi gratifica. Per adesso non ho ricevuto molte proposte, e in fin dei conti, non sono neppure tanti gli elaborati giunti al L'InsonneLab di Verticalismi. Credo sia anche dovuta a una nostra mancanza di promozione dell'iniziativa. Appena avrò terminato "The Secret", mi concentrerò su questo progetto.
In questo tuo girovagare tra i piccoli editori italiani nella tua ormai non più tanto breve carriera non hai mai avuto la possibilità di collaborare seriamente con la Sergio Bonelli Editore (ricordo solamente un episodio di Mister No firmato da te). E' mancata l'occasione o filosofie troppo differenti?
Ho fatto le matite per un episodio di "Mister No", dal titolo "Un giorno da cani", inchiostrato da
Marco Bianchini. Avrei potuto continuare ad affiancare Marco, ma ho preferito seguire "certe sirene" che mi promettevano mari e monti. Comunque credo di essere arrivato in Bonelli troppo presto. Non ero ancora maturo, non graficamente, ma come autore. Pensa, che per anni, ho trovato colleghi, soprattutto che lavoravano in Star Comics, che mi sfottevano: "Nooo! Tu sei quello che se ne è andato da Bonelli?!". In realtà io non c'ero neppure entrato, proprio perché mi consideravo un collaboratore di Bianchini, e comunque, quella frase ripetuta denotava la visione, ormai direi tramontata, dell'Editore di via Buonarroti, come del "posto fisso" per fumettisti, ambizione che mi dà ancora sui nervi. Credo che fare questo mestiere preveda un minimo di dinamicità intellettuale, e l'idea di trasformarsi in un impiegato del fumetto non mi piace affatto. Vedo con ammirazione quegli autori che, pur lavorando per una grandissima casa editrice come la Bonelli, hanno comunque delle produzioni personali.
In primavera ritorni in edicola con la tua nuova miniserie per la Star Comics: The Secret. Da quel poco che si conosce di questo tuo nuovo progetto emerge una tua passione per il "complottismo" e i grandi misteri dell'umanità. Un genere alla X-Files e che in Italia vede una lunga tradizione portata avanti da Martyn Mystère. In quale ambito ti stai muovendo e quali novità pensi di portare con la tua storia?
Sì, il progetto nasce da una mia antica passione legata all'ufologia. Qualche anno fa sarebbe stato impensabile proporre una serie che trattasse questi argomenti, prima relegati in un ristretto giro di appassionati, poi inflazionati da una serie come X-Files. Da qualche anno, invece, mi sono accorto come questi temi abbiano attratto un interesse crescente soprattutto a proposito delle "interferenze aliene" e del complottismo, generando una infinità di siti internet che hanno costretto anche la televisione ad occuparsi dell'argomento.
Nuovo Ordine Mondiale, Cerchi nel grano, Scie chimiche, misteri maya, sette segrete più o meno esoteriche, archeologia misteriosa, fisica quantistica e teologia, ma soprattutto una grande storia d'amore, animano gli otto episodi di "The Secret".
Il protagonista principale, Adam Mack, però, non è né un agente speciale né un esperto di misteri. È solo un uomo che si aggrappa disperatamente all'illusione di riabbracciare la sua ragazza morta nella tragedia de l'11 settembre e riapparsa incredibilmente nello stesso luogo della sua scomparsa come se per lei il tempo non fosse trascorso.
Con questo progetto abbandoni l'ambientazione italiana che aveva caratterizzato L'insonne e Cornelio, i tuoi progetti personali più significativi. Viene da pensare che questo tipo di storie sia strettamente collegato ad un immaginario più americocentrico. Più in generale, con la tua esperienza, ritieni che raccontare in Italia sia difficile o commercialmente svantaggioso?
Esattamente. Io preferisco di gran lunga l'ambientazione italiana, ma per "The Secret" c'era bisogno di svolgere l'inizio della storia necessariamente in Inghilterra, dove i cerchi nel grano, sembrano legati ad una tradizione millenaria e collegata a simboli antichi. Usare personaggi italiani mi sarebbe sembrato forzato, come per raccontare storie come quelle de L'Insonne, mi sarebbe sembrata forzata una ambientazione straniera. Credo che con L'Insonne e Cornelio si sia aperta una strada che ho visto seguire, ad esempio, da Valter Buio. Non so se ci sono in vista produzioni bonelliane con ambientazione italiana, ma credo che sarebbe l'ora, e quando succederà, mi coccolerò all'idea che sia stato anche un po' merito nostro. Il mercato non credo risenta di una variabile geografica. Per quanto ne so non risente neppure di una variabile qualitativa. Un editore mi ha confessato che vende più o meno le stesse copie di un fumetto super premiato dalla critica, come di uno obiettivamente più scadente. C'è uno zoccolo di lettori che comprano tutto, bontà loro, ma bisogna fare qualcosa per agganciarne di nuovi. Serve un eroe che parli al cuore dei lettori, anche di quelli occasionali che ormai sembrano non esserci più. Serve ritornare a dare fiducia al lettore anche con serie "infinite". Credo che la stagione delle miniserie sia conclusa. C'è bisogno di affezionarsi ad un personaggio, ma per farlo serve tempo. Credo sia anche finito il tempo della continuity. Dobbiamo tornare alle storie cicliche, ma soprattutto bisogna scrivere delle storie "emozionali". Ok l'avventura, ok il pulp, ok tante storie piene di battute ad effetto e machismi vari, ma credo che per agganciare nuovi lettori dovremmo farcire le nostre storie di sentimenti veri, amore e morte, passione e dolore. Dobbiamo raccontare storie vere, reali. E forse, ancora una volta, penso che Desdemona potrebbe essere adatta a questo compito. Vedremo se un editore ci darà questa possibilità.
Una parentesi su Cornelio. Una miniserie che non ha raccolto molti pareri positivi nella rete in generale, ma che sembra invece aver avuto un discreto successo editoriale. Anche qui ti sei tolto qualche sassolino dalle scarpe.
Quando è nato Cornelio, avevamo i cannoni della critica puntati addosso. Ci hanno considerato un prodottaccio commerciale che sfruttava il volto di Carlo per vendere delle copie in più. Come se agganciare nuovi lettori fosse una sciagura per l'elitario club del fumetto. Cornelio doveva rispettare alcune regole interne che ci impedivano di muoverlo a nostro piacimento. Dovevamo fare i conti con la figura pubblica di Lucarelli e quindi non potevamo esagerare. Comunque, al lettore "della strada", quello a cui io faccio sempre riferimento, Cornelio piaceva, perché era facile da leggere, permeato di cultura popolare e riferimenti facilmente riconoscibili. Ai palati fini non è piaciuto. Pace. Sta di fatto che la miniserie doveva essere di sei episodi e la casa editrice, visti i risultati, ha insistito per raddoppiare la serie. Non solo, c'è stata subito una ristampa e Cornelio è il primo fumetto della Star ad approdare alla piattaforma Ipad. Non male per una serie che alla prima uscita si è beccata una stellina su cinque. Devo però specificare che io ho scritto solo i primi tre episodi della serie. Vista la mia precedente esperienza con L'Insonne, sono stato (volontariamente) la carne da cannone mandata in prima linea. Nella seconda parte della prima stagione di Cornelio ho scritto con Mauro Smocovich le sceneggiature per poi lasciargli la palla. Cornelio è soprattutto un suo personaggio e io dovevo rispettare questa paternità. Per questo e anche un po' schifato da come il gota del fumetto ci aveva accolti, gli ho lasciato la palla e mi sono ritirato sulla mia torre d'avorio a imprecare. Devo dire che mauro, preso le redini della serie lo ha portato avanti egregiamente.
Tornando a "The secret", hai cambiato qualcosa del tuo modo di raccontare, solitamente intimista, guardando magari ad altri fumetti o ad altri media?
Con l'insonne, almeno nella mia testa, le storie erano "minime". Personali. Per pressioni editoriali ho dovuto calcare la mano ed esagerare, ma indubbiamente preferisco un approccio intimista alla vicenda. Amo molto le commedie umane velate di piccole magie quotidiane e quando posso ne scrivo. In "The Secret" ho dovuto affrontare temi globali, non solo, ho proprio dovuto spiegare l'origine del genere umano. Insomma, per rimanere in tema, sono passato dall'infinitamente piccolo, all'infinitamente grande. Dentro a questa storia, però, troverete sempre piccole vicende umane, dettagli a cui non posso rinunciare. Malgrado l'apparenza non è una serie d'azione, niente agenti segreti, niente missioni impossibili, ma la storia di un uomo e una donna in un mondo che svela improvvisamente il suo vero volto. Per quanto riguarda la tecnica, nel primo episodio soprattutto, c'è un montaggio molto serrato che nei numeri successivi si allenta. Avevo bisogno di trasmettere al lettore l'impressione claustrofobica e concitata della vita del protagonista e spero di esserci riuscito.
In un post nel tuo blog hai raccontato della difficoltà nel reperire disegnatori per questo nuovo progetto. In un momento in cui molti autori si facevano domande sulla necessità di lavorare per editori che non garantivano una certa remunerazione tu insistevi per lo sfruttare comunque le occasioni lavorative. Dove si trova il punto di equilibrio tra queste due posizioni?
Per l'Insonne, nel 2005 è stato molto più semplice. C'era una infornata di ottimi disegnatori lasciati incomprensibilmente a spasso dai grandi editori. All'epoca non ho neppure cercato sui vari blog, ma ho solo chiesto in giro. Quegli autori sono diventati tutti stimati professionisti e alcuni di loro hanno fatto il salto di qualità. Per "The Secret" ho fatto più fatica a mettere insieme uno staff all'altezza. In molti casi mi è stato risposto che i compensi erano troppo bassi e approfitto di questo spazio per fare un accorato appello ai miei giovani colleghi... non c'è sempre l'editore cattivo che vuole affamarvi o sfruttarvi. Capita che il mercato perda lettori continuamente e che con certi numeri non si possa davvero fare di più. Qui nessuno vi vuole fregare, è che la torta sta diventando un bignè.
Come sarà composto quindi lo staff artistico della miniserie? Scriverai da solo tutte le storie o ti farai aiutare da qualcuno come hai fatto in passato?
Da solo non ce l'avrei mai fatta a seguire un mensile. Per scrivere una storia mi servono almeno 40 giorni, vista la mole di documentazione di cui ho bisogno. Il quarto e il sesto episodio li ha scritti Francesco Matteuzzi, collaboratore storico anche de L'Insonne.
Ultima doverosa domanda. Cosa dobbiamo aspettarci per il 21 dicembre 2012?
Pentitevi! Pentitevi!
A parte gli scherzi, il 2012 non viene mai nominato nella serie "The Secret", anche se è chiaro che ci si riferisce a quella data. Mettere una data in una storia è assai rischioso. Con che spirito si vedrà il film "2012", nel 2015? Servirà solo a farsi due risate. Vi racconterò a tal proposito un dietro le quinte. Avevo proposto alla Star la serie col titolo ""2012, il segreto", ma spiattellarlo in copertina e nella trama lo avrebbe editorialmente ammazzato il 22/12/2012. Diciamola tutta, il giorno dopo a quella fatidica data, "The Secret" sarebbe stato un fumetto inutile e irristampabile, se fosse finito il mondo nessuno lo avrebbe più letto, se invece, come sempre il sole fosse sorto al solito posto, sarebbe stato come un almanacco astrologico ormai scaduto. In "The Secret" si parla della fine dei tempi, ma non si indica la data, perché ognuno di noi vive tante "fini del mondo" nella propria vita. Quando si cambia lavoro, città, affetti. La fine del mondo potrebbe essere quindi un cambiamento del proprio, personalissimo mondo. Si parla spesso di diluvio, di Noè e della sua famosa arca. La cosa interessante è che arca in ebraico è "thebah", ovvero, "parola", "linguaggio". Quindi, forse per prepararsi ad una fine del mondo nella nostra vita, bisogna salvarsi attraverso le parole che per noi sono davvero importanti, "feconde", proprio come gli animali raccolti da Noè sul famoso natante.
Oppure no.
Oppure i Maya (ma non solo loro), erano depositari di una cultura antica, arcaica, testimone di un immenso cataclisma capace di resettare il genere umano e riportarlo all'età della pietra. Nella ricerca che ho fatto per dare corpo al fumetto, ho trovato tracce inequivocabili di una catastrofe avvenuta circa 12.000 anni fa e che potrebbe essere ciclica. L'uomo moderno pensa di vivere in un sistema lineare che procede all'infinito, ma basta guardarsi intorno per capire che il nostro è un sistema ciclico: le orbite dei pianeti, il ciclo dell'acqua, la nascita, la vita e la morte. Quello che accade non è una casualità, ma fa parte di un preciso ingranaggio che riguarda la ragione stessa della vita sulla terra. Alla fine della miniserie "The Secret", si offre e si argomenta una spiegazione, ma, come dico sempre, si tratta solo di fiction.
Vi consiglio di aspettare il 21 dicembre 2012 con serenità, auspicando comunque un cambiamento che inizi soprattutto da dentro di voi. Chiudo a tal proposito citando il sottotitolo della serie: "La verità è dentro di TE".