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AMys

dicembre 2003

L'elenco telefonico di Atlantide

di Luca Salvadei

Bentornati alla rubrica del mystero che questa volta si occupa di un libro, letto, commentato e sviscerato, ma soprattutto consigliato a tutti voi, in quanto rientra di diritto tra quei libri che non potrebbero (o non dovrebbero) mancare nella libreria di nessuno, tanto meno (e soprattutto) in quella di un mysteriano convinto.


Il libro di cui voglio parlarvi quest'oggi si intitola L'elenco telefonico di Atlantide (Sironi Editore, Milano 2002) ed è l'opera prima di Tullio Avoledo, un ex-esordiente, di cui, coincidenza vuole, usciranno tra pochi giorni in libreria sia il secondo libro, Il mare di Bering, che l'edizione dell'Elenco in formato economico (Einaudi Editori, Milano 2003).

A dire il vero, e giusto per smentirmi fin dal principio, questo libro non è incentrato sulla scoperta e sulla comprensione di un enigma arcano: quest'opera, infatti, ha come protagonista non un mystero, quanto un Mystère!

Naturalmente ho usato l'articolo indeterminativo "un" poiché il primo attore del romanzo non è "quel" Mystère che conosciamo bene tutti, il Martin Jacques Mystère biondo archeologo americano le cui avventure romanzate sono edite dalla Bonelli. Il Mystère interprete di questa avventura, in effetti, non si chiama neppure Mystère, ma molto più prosaicamente Giulio Rovedo, ed è un "semplice" piccolo funzionario di una piccola banca dove come qualsiasi piccolo impiegatucolo si occupa del suo piccolo lavoro che, nello specifico, riguarda quanto di più noioso possa immaginarsi un non addetto ai lavori: gli aspetti legali dei contratti bancari.

Come può dunque interessare a noi, puri mysterofili, la "piccola" storia di Rovedo?

In effetti, una lettura veloce dei primi capitoli fa pensare che il pubblico al quale Avoledo vuole rivolgersi sia ben diverso, ovvero quello amante degli intrighi politico-economici, appassionato dei thriller alla Grisham in cui alta finanza e giochi di potere si intrecciano a storie di vita ordinaria. Ma la vita di Giulio Rovedo NON è ordinaria, e Avoledo è bravissimo a farcelo capire un po' per volta, dosando sapientemente tutti gli ingredienti e i generi possibili, dal documentario all'epico, dal romantico all'avventuroso.

Così verremo presto a sapere che la tresca poco pulita in cui Rovedo è incappato – l'incorporazione della sua banca in una multinazionale di banche – è qualcosa di ben più grande, che travalica l'immaginazione più fervida, e tutti i tasselli sparsi nel romanzo, quasi accidentalmente, saranno importantissimi nel finale, quando andranno a occupare il loro posto nel mosaico finale.

Ancora non vi ho convinto, vero? Ancora vi state chiedendo: "ma il mystero dov'è?" Purtroppo non posso essere più preciso senza togliervi la sorpresa finale (o meglio, le sorprese, poiché Avoledo è un maestro nel lasciarci credere qualcosa per poi poterci sorprendere quanto prima con un veloce rovesciamento di ruoli), ma sappiate fin d'ora che nella sua epopea Rovedo incontrerà Templari e Rosa+Croce, cercherà la Fonte della Giovinezza e l'Arca dell'Alleanza, si scontrerà con Vecchi della Montagna e Vecchi Nazisti Arteriosclerotici che sperano ancora nell'avvento del nuovo Reich, si calerà nel mondo egizio con tanto di mummie ed imbalsamazioni, viaggerà nei mondi fantastici della realtà virtuale, scoprirà un complotto planetario, "non" scoprirà il segretissimo progetto della British Telecom (ecco spiegato l'elenco telefonico del titolo) in cui è in gioco il futuro dell'umanità, dovrà ergersi a giudice prima tra alcune sette esoteriche diverse e poi persino tra Arconti della Gnosi e Dèi dell'Antico Egitto, il tutto toccando via via tutte le icone più classiche della mysterologia, senza esclusione alcuna, neppure del Graal o dell'Atlantide a cui richiama il titolo.

Egli stesso si troverà ad esclamare a pagina 370:
«Una settimana fa ero una persona normale, con una famiglia e un lavoro. Adesso sono stato scaricato da mia moglie, sto per perdere il lavoro e mi trovo a discutere se sotto casa mia c'è la tomba di un faraone, o Atlantide, o l'Arca dell'Alleanza. Indiana Jones non l'avete chiamato? E neanche Martin Mystère?»

E in effetti, in certi punti della lettura ci si dimentica di avere a che fare con un «quarantenne alto e parecchio sovrappeso (novanta chili e passa per un metro e ottanta di altezza), biondiccio e molto stempiato, con occhiali da presbite» e quasi ci si immagina di trovarsi di fronte un sessantenne alto e magro, con un grande ciuffo biondo sulla fronte, che solo a volte usa occhiali da presbite.

Sarà la natura del racconto stesso, le tematiche, le ambientazioni stupendamente ricreate che ti immergono in un'appendice dei mysteri italiani; sarà lo spirito prettamente mysterofilo di Avoledo o sarà davvero, come più avanti si ipotizza nello stesso libro, tutto dovuto al fatto che Rovedo da giovane leggeva Martin Mystère… Non so dirvi quale di questo fattori sia preponderante, ma una cosa è certa: il libro sembra scritto apposta per un mysteriano incallito, colpi di scena e ribaltamenti di situazione inclusi!

Che dire di più per non rovinare la sorpresa a chi di voi volesse un giorno avventurarsi nella lettura?

Proviamo col riassunto che ne fa Giulio Mozzi, direttore della collana della Sironi in cui Avoledo è ospite:

«Tutto ha inizio in una piccola banca di provincia, la Cassa di Credito Cooperativo del Tagliamento e del Piave, nel cui ufficio legale lavora il protagonista, Giulio Rovedo, che viene repentinamente e inspiegabilmente assorbita da Bancalleanza, colosso finanziario emanazione della Covenant Foundation. L'intero assetto della Cassa viene messo a soqquadro dalla nuova proprietà. Amon Gottman, l'uomo che ha guidato la fusione dal ponte di comando di Bancalleanza, è una figura spietata e ambigua. Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale, approfittando della sua posizione circuisce Rovedo e fa in modo che la cosa giunga alle orecchie della moglie di lui, che non esita a metterlo alla porta. Un modo come un altro per far fuori un dipendente scomodo? No: dietro questa facciata di spietata normalità, si agita qualcosa di misterioso e insondabile. La Covenant Foundation sembra essere al vertice di un complotto planetario, il cui vero scopo sarebbe la ricerca dell'Arca dell'Alleanza, per mezzo della quale sarà possibile assicurare il ritorno al potere degli Dei dell'antico Egitto, o forse addirittura degli Arconti gnostici. Proprio lo stabile dove Giulio Rovedo ha trovato temporaneo alloggio a Pista Prima, e nei cui sotterranei pare celarsi l'Arca dell'Alleanza, diviene l'epicentro di strani accadimenti (la scoperta d'una presunta Fonte dell'Eterna Giovinezza; la trasformazione in "dio d'acqua" dell'architetto Aurelio Fabrici, condòmino di Rovedo). Ma la verità è ancora un'altra…»

Già... la verità è un'altra, e noi la scopriremo solo dopo 500 pagine. DOPO 500 PAGINE? Potrà esclamare indignato qualcuno di voi.
Si, dopo 500 pagine che si bevono come una bibita fresca nell'arsura di un meriggio estivo, rispondo io. E non sono l'unico: una rapida consultazione alle recensioni riporta un incredibile omogeneità di giudizi: tutti i recensori scrivono di averlo letto in una sorta di trance che ti impediva di smettere. Lo stesso critico Antonio D'Orrico confessa:
«Ho saltato una notte anch'io per leggere L'elenco telefonico di Atlantide».

Merito dell'intreccio e del pathos, certo, ma molto, moltissimo si deve soprattutto al modo di scrivere di Avoledo, solo "tecnicamente" un'esordiente, ma che potrebbe facilmente essere scambiato per uno dei maestri della letteratura moderna.


Ma chi è Tullio Avoledo?


Dice di lui Diego Gabutti ("il Nuovo"): «Avoledo, oltre che bravo a costruire le sue trame, è anche bravissimo a metterle nero su bianco. Ironica e divertita, però mai compiaciuta, la sua è una scrittura colloquiale, realistica e visiva, da script cinematografico. Anche per questo L'elenco telefonico d'Atlantide si legge d'un fiato, tutte le 500 pagine e fischia, senza mai sbadigliare o invocare una pausa».

Soddisfacente dal punto di vista letterario, ma ancora non ne sappiamo nulla sul piano umano.

È una persona qualunque, uno di noi, potremmo dire. Quarantacinque anni, sposato, due figlie e un lavoro tranquillo: avvocato di una piccola banca pordenonese dove lavora all'ufficio legale.

Se il parallelo Rovedo-Mystère non bastasse a convincervi che questo libro tratta di un Mystère, almeno consentitemi di sottolineare quello esistente tra Avoledo e Castelli: entrambi devono il successo del loro "eroe" a una forte identificazione tra autore e protagonista, identificazione che permette di dotare l'alter-ego letterario di quei piccoli e simpatici vizi che lo rendono molto, ma molto più umano.

Concludendo?

Credo che L'elenco telefonico di Atlantide sia un toccasana per la letteratura italiana.
E per quella mysteriana.

Lo consiglio vivamente a tutti, ma solo se riuscite a leggerlo saltando a piedi pari il "riassuntino" posto sulle coste interne della copertina: contiene alcuni "spoiler", molti dei quali completamente fuorvianti per la comprensione del libro.

Luca Salvadei

Approfondimenti
Come sempre una rapida ricerca su qualsiasi motore di ricerca permette di accedere a decine di siti interessanti, ma qui voglio limitarmi a segnalarne due, che mi hanno colpito particolarmente.

Il primo indirizzo che vi segnalo è quello di una pagina in cui Avoledo stesso presenta un capitolo del suo libro. Sono poche pagine, giusto per farvi un'idea, ma credetemi: poi non potrete più smettere.

Il secondo indirizzo, invece, rimanda ad una bella intervista che aiuta a conoscere meglio il Tullio Avoledo scrittore, ma sopratutto, uomo.



Note

L'ANGOLO DEL MYSTERO
La rubrica che state leggendo è a cura della mailing list BVZM e dell'Associazione Culturale Nipoti di Martin Mystère.

Ma cosa sono queste due mysteriose "entità"?
Per scoprirlo non dovete far altro che cliccare qui. Rimarrete felicemente sorpresi!

Vi aspettiamo numerosi.
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