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Quattro parole

aprile 2007

La If e il rispetto dell'autore

Nick Raider, i disegni di Michela De Sacco e la If edizioni

di Fabio Postini

I due Nick Rider

Ne avevamo parlato proprio su queste pagine, l'avevamo celebrato, ne eravamo entusiasti.
Il ritorno di Nick Raider.
È sempre una bella cosa, si pensa, quando una nuova casa editrice si fa avanti per riprendere la pubblicazione di qualcosa che altrove non è andato (anche se, con 200 albi alle spalle, dire che non è andato proprio correttissimo non è). È successo con Jonathan Steele, che con la Star sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza. E contavamo potesse accadere anche con il nostro agente di New York.

Mi dispiace quasi dirlo, ma evidentemente la IF non si è dimostrata all'altezza delle aspettative. Cosa altro si può dire di una casa editrice che, prima ancora dei suoi lettori, non rispetta i suoi autori, calpesta il loro lavoro, manda in stampa modifiche non autorizzate.

È quello che è accaduto in Nick Raider nuova serie numero 3, "Vivere e morire a New York", al quale -lo sapevamo, lo aspettavamo con ansia- la brava Michela Da Sacco stava lavorando con passione da circa due anni. Oddio, forse la passione ha cominciato a sfumare un po' quando le tavole hanno cominciato a tornare all'ordine di correzione più e più volte, quando è chiaro che si prende un disegnatore per farlo per forza di cose disegnare uguale a qualcun altro, quando la fine di un lavoro proprio non riesce a vedere. Capita un po' a tutti, nel settore, di trovare prima o poi il classico lavoro infinito, dove le correzioni sono talmente tante, ed insistenti, ed incisive sullo stile del disegnatore stesso, che risulta chiaro che questo lavoro può avere un solo tipo di finale: la rinuncia di una delle due parti.

Invece no. Qua siamo andati veramente oltre. Qua la casa editrice comunica alla disegnatrice che, di fronte a tempistiche troppo lunghe (beh... se ogni tavola invece di una va rifatta due o tre volte mi pare ovvio ed evidente che i tempi si allunghino), lascerà realizzare l'ultima mazzetta di tavole ad un secondo disegnatore, Riccardo Chiereghin.
È una cosa che può succedere, ovviamente. Non è mai una cosa elegantissima, ma magari se coadiuvata da uno stacco di scena o da un particolare cambio di sceneggiatura la cosa può avere anche un senso (come accade ad esempio in Jonathan Steele). Purtroppo qua è chiaro ed evidente che un senso non ce l'ha.

Ma non è la cosa peggiore.
La cosa peggiore è che il secondo disegnatore (del quale, sia ben chiaro, non stiamo qua a criticare la qualità: la critica va tutta al comportamento della casa editrice, che ha dimostrato un atteggiamento sicuramente poco incline al rispetto del disegnatore) ha avuto l'incombenza di ritoccare pesantemente quasi TUTTE le tavole della Da Sacco.
Sembra incredibile, ma lo scempio si può ammirare (seppur in minima parte) sul sito dell'autrice.

Teniamo a ridare il maggior risalto possibile all'avvenuto perché dopo tutti gli scivoloni che questa categoria professionale ha avuto negli ultimi anni (non dobbiamo sottolineare che abbiamo tagliato fondi alla creazione stessa del fumetto per alimentare stampa e distribuzione, vero?), bhe, il calpestamento diretto dei diritti di un autore (sancito e stabilito dagli articoli 1, 7 e 10 della legge n. 633 del 22 aprile 1941 sulla Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) proprio vorremmo evitarlo, prima di trovarci in una vera e propria "INDUSTRIA" del fumetto, con operai salariati che devono produrre magari 10 tavole al giorno tutte sullo stesso stile.

Preferisco, con nostalgia, ripensare a quel "un editore, un'avventura", che sembra così lontano ma è così necessario...
Bisogna comunque ricordare che in effetti l'intervento redazionale sulle tavole è pratica comune. Ciò nonostante un intervento così profondo e drastico avrebbe dovuto quantomeno essere comunicato alla disegnatrice.

Alla fine, il ritocco delle tavole è risultato essere inutile, oltre che brutale. Ma forse l'editore pensa che noi lettori non abbiamo l'occhio clinico, che siamo abbastanza stupidi da non renderci conto dello stacco, delle diverse linee (anche all'interno della stessa vignetta) che evidenziano le diverse mani che hanno lavorato alla realizzazione dell'albo.
All'apertura, nel redazionale Michela e Riccardo vengono presentati come un duo, mentre ormai da giorni Michela ha giustamente rilasciato una lettera aperta nella quale prende le distanze e dichiara "Non mi riesco a riconoscere nei disegni all'interno dell'albo, che sono stati RIMANEGGIATI in profondità, ad eccezione di poche pagine".

Sappiamo che Michela è una persona (oltre che una disegnatrice) forte, che saprà solo apprendere da questo incidente di percorso peraltro non dipeso da lei. Ma l'accaduto ci fa riflettere, da lettori, da critici, da appassionati, e un po' ci sconvolge e ci delude. Forse alla fine anche il mondo del fumetto, che eppure speravamo fosse in qualche modo rimasto più "puro", è alla fine è solo un ambiente come tanti altri, che sembra solo esteriormente composto da professionisti.

Non vogliamo più vedere queste bruttezze di comportamento. Per favore.



Note

Pubblichiamo questo commento sulla querelle sollevata dalla lettera aperta di Michela Da Sacco a proposito
di Nick Raider Miniserie #3.
Abbiamo contattato anche la If edizioni e speriamo di ospitare prossimamente anche un commento da parte loro

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