dicembre 2003
Berardi e il mestiere di raccontare
di Federico Castagnola
La cornice è affascinante, la biblioteca dei bambini "De Amicis" di Genova, l'argomento accattivante, il mestiere di raccontare, il relatore di sicuro interesse, Giancarlo Berardi.
Genova, Capitale Europea della Cultura 2004, decide di dedicare qualche spazio anche al fumetto e lo fa dando voce a uno dei suoi figli più celebri.
Il pubblico è abbastanza folto e l'età media è più bassa di quanto mi aspettassi: la maggioranza sono ragazzi di 18-20 anni al massimo venuti a capire cosa voglia dire raccontare.
E raccontare Berardi lo sa fare benissimo, lo si vede dal sorriso sornione, e un po' narciso, con cui snocciola aneddoti, le porte sbattute in faccia, le storie di una vita professionale e personale. Che si tratti di un mestiere lo mette subito in chiaro, per lui il talento conta solo un venti per cento (tiene comunque a sottolineare che lui di talento ne ha molto, e non solo nello scrivere). Il resto, la cosa più importante è composto da metodo, disciplina e carattere. Il carattere e la disciplina se lo è guadagnato negli anni sessanta, nei cortei, nelle contestazione, nelle tante botte prese. Il metodo lo ha imparato ascoltando i discorsi delle tante donne presenti nella sua casa e nelle osterie dei vicoli di Genova. Mestiere perché le storie sono sempre le stesse, vanno solo rinarrate per le nuove generazioni. Berardi si diverte un mondo a parlare di questo, ma la sua conferenza è costretta presto a spostarsi dai caruggi genovesi alle praterie americane. Non si scappa! Tutti vogliono sapere se il personaggio a cui è più legato sia destinato a terminare la sua carriera dietro le sbarre. La sua analisi è sincera e non ammette repliche: gli ultimi albi inediti pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore vendevano 17000 copie, ogni numero perdeva in media 10 milioni di vecchie lire, andare avanti non era possibile. Adesso c'è in edicola la ristampa della Panini Comics che va molto bene, e che sicuramente riproporrà tutti gli albi disponibili perché così dice il contratto, se al termine la tiratura sarà sufficiente si potrà parlare di inediti. Per ora è troppo presto. Curiosa la sua accusa a chi gli chiede di portare avanti la serie a tutti i costi: che ne comprino 5-10 copie, i sacrifici non possono essere solo degli autori e dell'editore!
Parlare di Ken Parker lo riporta nuovamente agli inizi, a come è nato quel personaggio figlio del 68 e dei suoi ideali, della sua voglia di cambiare, se non il mondo, almeno il modo di fare i fumetti, ma anche del caso, dell'amicizia con Ivo Milazzo.
Qualcuno gli chiede se nelle sue storie inserisce elementi di politica. Lui semplicemente risponde che tutto è politica e che lui, raccontando il mondo reale, compie un atto politico.
Una ragazza gli chiede di Julia, se troverà mai l'amore. La risposta non lascia scampo: non lo sa neanche lui! Julia (si dice Giulia, attenzione, Iulia è solo la grappa!!) rappresenta per lui una donna di oggi, che ha lottato molto per guadagnarsi un posto nella società, ma che non riesce a trovare il modo per curare la propria vita sentimentale. Se riuscirà a superare questo momento lo dirà solo il tempo, il personaggio oramai vive di vita propria, non vuole forzare la situazione. La domanda è però uno stimolo per parlare della sua ultima creatura. La scelta di parlare di una donna è stata per lui una vera e propria sfida, accettata per trovare nuovi stimoli su proposta dell'editore. E' un personaggio che ha molto successo sia di vendite che di critica, che riceve molte lettere, soprattutto da ragazze. Tiene a sottolineare anche il differenze approccio che ha avuto con le storie di Ken da quelle di Julia. Con il primo il suo intento era quello di semplificare la narrazione, di eliminare inutili didascalie, di inserire nel fumetto elementi tipici del cinema. Con Julia invece il suo desiderio è quello di invertire una tendenza, quella di una gioventù che ha un linguaggio sempre più povero e limitato. Da qui l'inserimento del diario mutuato da autori americani come Chandler e Hammett. Citare i suoi riferimenti, sia cinematografici che letterari, è una cosa che fa spesso. E li contrappone sempre alla povertà di idee e di messaggi che escono fuori dai media di oggi, almeno un paio di volte paragona il mondo di oggi al fascismo, che disincentivano alla lettura in generale e di conseguenza al fumetto.
Del raccontare Berardi sa tutto e raccontare gli piace sicuramente un sacco, per concludere la conferenza occorre quasi forzarlo. Due ore sono passate in un attimo e sul porto di Genova il sole è già tramontato da un pezzo. E nelle osterie uomini un po' ubriachi raccontano storie col metodo che Berardi ha così bene imparato da bambino: si introducono i personaggi, poi gli ambienti, un po' di dialoghi, si porta quindi avanti la storia fino al climax, quindi si fa una pausa, ci si fa un buon bicchiere di vino e poi si racconta il finale.
