settembre 2002
Dylan Dog - Empatia con un eroe non comune
di Paola Barbato
Non mi ricordo della mia nascita, non me ne ricordo proprio. Vabbe', e' normale, però io sono nato adulto, dovrei ricordarmene. Ma e' tutto cosi' confuso, a partire dalla mia identita', che non era esattamente quella che e' adesso. All'epoca, comunque, c'era mio padre, con me. Mi teneva per mano e aveva una mano salda, forte. Mi dava sempre le indicazioni giuste, era molto indulgente, fin troppo, mi cacciava in situazioni pericolose, ma poi mi dava sempre un premio, che fosse una donna da amare o un pensiero col quale farmi compagnia la notte. Erano bei tempi, io e papa' si lavorava come due pazzi, praticamente stavamo insieme 24 ore al giorno. A me stava bene cosi', ero contento che prendesse lui tutte le decisioni, lui mi diceva di fare ed io facevo. Ed era uno spasso assoluto. Poi papa' ha cominciato ad andare via.....
Brevi periodi, all'inizio, poi sempre piu' lunghi. C'erano un sacco di zii e parenti a farmi compagnia, ma non era lo stesso. Insomma, non avere quella guida totale mi aveva spiazzato. Facevo piu' o meno sempre le stesse cose, ma con timore, col dubbio di imboccare la strada giusta, e i pensieri notturni invece di farmi compagnia mi inquietavano. Poi papa' e' sparito quasi del tutto, e triste a dirsi io mi sono abituato alla sua scomparsa e a fare da me. In fondo seguivo il moto ondoso della mia vita, avevo imparato da che parte scorresse la corrente, le regole erano abbastanza semplici e poi, che diamine, sono un uomo fatto, posso prendere decisioni da solo, se voglio. Non che... beh, non che mi sia capitato spesso. Gli zii erano bravi, alcuni mi facevano fare cose semplici, altre complicate, ma ci si divertiva insieme, non sempre era uno spasso ma era... ecco, era lavoro.
E poi e' arrivata lei. Non che ci abbia fatto molto caso all'inizio, era una che chiacchierava molto, con quella testa a porcospino e quelle dita sempre intrecciate sulla tastiera a fare e disfare come Penelope. Non mi era ne' simpatica ne' antipatica. Stava imparando, poverina. Poi mi accorsi che mi osservava. Mi scrutava, mi sezionava con gli occhi. "Chi sei?" mi chiedeva quello sguardo. E porca paletta ho cominciato a chiedermelo anche io! Osservava il mio assistente e mi chiedeva "Cosa provi per lui?" e io... beh, era un amico, un fratello, un appoggio, senza di lui non avevo molto senso, si', e' un po' che non ci pensavo. E il vecchio? Il vecchio e' la mia figura paterna, e io ho spesso paura per lui , paura che scompaia... come papa'.
Quella stronza ha cominciato a mettermi sotto torchio. Io volevo avvicinarmi alle donne e lei diceva: "No, non sei innamorato. Tu con me scopi solo quando sei innamorato. E' la regola", ma poi non mi lasciava tempo di innamorarmi, che me le faceva passare davanti in un lampo 'ste donne e nemmeno Flash ce l'avrebbe fatta.
E' maniaca su tutto. Ce l'ha coi miei vestiti, e solo ora che ha trovato una soluzione che la soddisfa la smette di mettermi in situazioni in cui devo infilarmi maglioni, tute mimetiche, abiti da riccone...
E le sue storie raccontano tutte la stessa storia. Cioe': c'e' un solo tema, ovunque. E quel tema ho finito col viverlo anche io, mi ossessiona, so che ogni volta che inizieremo a camminare insieme bacchettera' ogni passo falso, mi fara' mille domande, pretendera' risposte, mi rinfaccera' cose fatte nel passato. Litiga con me. A volte mi urla. Mi dice che posso fare meglio, che posso fare di piu'. "Vivi, perdio!", sbraita che pare Michelangelo.
E io cerco di spiegarglielo: sono solo il personaggio di un fumetto, sono solo il personaggio di un fumetto... Ma sembra che non capisca. Che sia sorda? Papa', torna da Francoforte o dovunque tu sia, la signorina Rottermeier non la sopporto piu'!
